dal settimanale Riviera Oggi numero 768
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Buon gusto e creatività alla portata di tutti. Così l’artista e designer sambenedettese Timoteo Sceverti definisce la vera anima del design, nato dopo la rivoluzione industriale con l’intento di creare proprio qualcosa che fosse “ripetibile”. A questa tesi ha ispirato il suo lavoro su ecosostenibilità e riutilizzo di materiali di scarto. Nel 1996 fonda, insieme alla sorella Maria Luisa, project manager, la “Sceverti Comunicazione” di cui è art director, un’agenzia specializzata nel management pubblico e propone campagne di sensibilizzazione ambientale. Nel 2007 fonda l’Associazione Sceverti, di cui è presidente, che unisce esperti e artisti che si occupano di Ecodesign e Green Marketing, e progetta “Greenlove”: strategie di comunicazione per lo sviluppo sostenibile. Attualmente è impegnato nella campagna “Io riciclo” per l’Assessorato alle Politiche Ambientali di San Benedetto. Lo incontriamo per parlare dei suoi progetti per una comunicazione futuribile.

Quali sono i principi su cui si fonda il lavoro dell’Associazione Sceverti?
«Strutturiamo i nostri progetti utilizzando materiali a basso impatto ambientale, riciclando il più possibile gli scarti delle industrie, in particolare tessili, con cui abbiamo sviluppato diversi progetti tra cui quello dei Wonderlove. E promuoviamo la creatività nella visione dell’uomo come parte integrante della natura».
Cosa significa “ecodesign”?
«Ecodesign, oggi, significa una progettazione più consapevole e intelligente per cercare di incentivare il riutilizzo di qualsiasi materiale. Un’energia in trasformazione piuttosto che la creazione continua di nuovi supporti. “Energie in trasformazione” è anche un progetto che sto portando avanti in compartecipazione con artisti nazionali e internazionali per la promozione di una nuova sensibilità ambientale e la ricerca di nuove forme energetiche che contrastino l’emarginazione e il degrado del paesaggio».
Come è nato il progetto Greenlove?
«Il progetto è un’evoluzione naturale del nostro lavoro. Io, come art director, e Maria Luisa, che si occupa di sviluppo delle strategie di comunicazione, operiamo nel campo del design dal 1996. In un momento in cui il mercato è in deficit e non può supportare la produzione in eccesso, abbiamo ritenuto necessario valorizzare un’etica comportamentale che non può più prescindere dall’ambiente. In quest’ottica sono nati due progetti, uno per la Provincia di Ascoli Piceno, “È il mio ambiente”, e quello di cui ci occupiamo in questo momento, “Io riciclo”, commissionato dall’Assessorato alle Politiche Ambientali di San Benedetto».
L’uomo parte dell’ambiente, così il cittadino diventa parte integrante del progetto.
«Al cittadino si chiede una collaborazione attiva, necessaria alla riuscita dell’iniziativa. Il progetto “Le gabbianelle in centro” prevede la sostituzione dei cassonetti nel centro città con unità mobili della Picena Ambiente, che si fermeranno in otto punti, in orari prestabiliti, dalle 20,30 alle 21,15. I cittadini si dovranno recare nei punti di raccolta con i sacchetti dell’umido e del secco non riciclabile. Un piccolo sacrificio per un arredo urbano più decoroso».
Come avete strutturato la campagna di comunicazione?
«Proprio sul concetto di arredo urbano si è pensato di installare otto totem informativi a segnalare i punti di conferimento. Poiché l’obiettivo è sensibilizzare alla raccolta differenziata, l’artista Federica Di Donato li sta realizzando completamente in materiale di scarto della Ricicleria: pezzi di alluminio e ferro assemblati, saldati e riverniciati. Da rifiuto a oggetto di design, opera d’arte che deve invitare allo sviluppo di una nuova consapevolezza: l’ecodesign riutilizza gli oggetti che non hanno più vita e li fa rivivere».
Il rifiuto come risorsa va ponderato a partire dall’acquisto?
«L’ecodesign punta alla consapevolezza al consumo. Acquistare prodotti con packaging di materiale unico, riciclabile come il pet, l’alluminio o il mater-bi. Il packaging stesso dovrebbe essere progettato in monomateriale secondo i precetti del Green Marketing. Usciamo dal concetto di design come lusso, perché il suo significato più vero è buongusto e creatività, opera ripetibile, quindi alla portata di tutti. Il made in Italy deve puntare a produrre oggetti a basso costo e impatto ambientale».
Cosa ti piacerebbe realizzare nell’ambito dell’ecosostenibilità?
«Mi piacerebbe interagire con artisti italiani ed europei per mettere a confronto la nostra energia creativa. L’obiettivo: aprire nuove possibilità per servizi e prodotti ecosostenibili. Recuperare l’artigianato e creare posti di lavoro. Favorire le relazioni col mondo dell’industria, dalla cooperazione internazionale all’esportazione delle idee. Esperienza che ho già vissuto nel 2002 con la Jbdc (Jamaican Business Development Centre), un’agenzia governativa che realizza piani di lavoro sostenibile per i giovani e per le donne al fine di eliminare lo sfruttamento dell’isola».
Il tuo messaggio per la società?
«È necessario incentivare la ricerca e i giovani. In questo momento di crisi ripensiamo alla comunicazione, alla rivalutazione delle risorse disponibili e a nuove figure professionali, per creare prodotti e servizi futuribili».

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