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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si chiama “Il giardino incantato” ed è il nuovo libro di Antonella Roncarolo, scrittrice di San Benedetto del Tronto, fortemente legata alla sua terra, fonte di ispirazione di questi racconti che rispecchiano, in fondo, anche la sua vita

Come nasce questa raccolta di racconti?

«Si tratta del mio terzo libro, con un nuovo editore, “Canalini e Santoni”. È un libro molto semplice, senza prefazione o note: una raccolta di storie da leggere tutte in un fiato nate dalla voglia di raccontare e “svuotare il cassetto”. Ho iniziato a scrivere questi racconti in realtà nel 2001, e infatti ho dovuto selezionarne nove tra oltre un centinaio».

C’è un filo conduttore?

«No, sono semplicemente racconti che parlano della gente, storie che prendono spunto da episodi particolari come ad esempio “Carola” che parla della tragedia delle Torri Gemelle o “Andrea” che racconta una storia legata alla pedofilia e ad internet che mi è stato chiesto da un’associazione friulana».

Mentre per le illustrazioni?

«Sono dei disegni di un mio ex compagno dell’università, Alberto Lenzi, anche lui come me è un chimico con una vena creativa: ha realizzato nove disegni ispirati al titolo del libro, “Il giardino incantato” appunto».

Nel suo racconto “Ismaele” c’è un riferimento a Moby Dick, si ispira a Melville?

«Amo molto la letteratura americana, a 12 anni ho letto Hemingway e me ne sono innamorata e quando scrivo mi rifaccio molto allo stile degli autori americani».

Il libro è dedicato alle sue due figlie Gaia e Chiara. Sono per lei fonte di ispirazione?

«Certo, molti episodi del libro sono legati a situazioni vissute con loro. C’è ad esempio “Freddo” che si ispira a quando trovandomi in un forno in via Piemonte con le mie figlie, alle 8 del mattino, entrò nel negozio una elegantissima signora tutta di fretta. Lì c’era anche una coppia di anziani e la moglie disse al marito – Francè, te recurde quanne sci tornàte a pè dalla Russia, mò sà gente non fa nù passe manco pè ‘ndà a cumprà lu pà ‐ Questa frase mi ha fatto riflettere ».

Nel libro ci sono anche racconti della San Benedetto attuale?

«Sì, come per il racconto del faro per il quale ho preso spunto da un viaggio in Normandia dove i fari si trovano in mezzo al mare. Ero con mia figlia quando lei mi chiese perchè a San Benedetto il faro invece lo troviamo praticamente in piazza. C’è anche una storia dedicata a Ripatransone e in particolare alla Chiesa della Morte che ora è pulita e illuminata, ma quando ero bambina io era cupa e sporca, e da questo ricordo scaturisce il racconto».

San Benedetto quindi è una terra che ispira?

«Molto, io la trovo una terra fortemente “tragica”, segnata da storie molto dolorose, una delle quali ha toccato in prima persona me e la mia famiglia. Mio nonno infatti era il titolare della fabbrica del ghiaccio e purtroppo un giorno degli operai morirono per delle esalazioni».

Questi racconti parlano anche di Antonella Roncarolo?

«Inevitabilmente quando scrivi un libro c’è molto di chi scrive. In questo caso io non mi racconto direttamente, ma parlo di me e della mia vita attraverso queste storie. Raccontare vuol dire suscitare emozioni, e non capisco come le persone possano guardare trasmissioni televisive come il Grande Fratello perchè secondo me non c’è cosa più noiosa che guardare la realtà quotidiana degli altri».

Come nasce Antonella Roncarolo scrittrice?

«Ho sempre scritto, in realtà volevo fare la giornalista anche se ho scelto una Facoltà scientifica. Ho vinto poi alla prima edizione del concorso “I colori delle donne” di Ascoli, e successivamente ho trovato il primo editore».

Un suo giudizio sul mondo dell’editoria

«È un settore in crisi dove è difficile sfondare. È un mondo difficilissimo, perchè in Italia si legge molto poco: non si leggono più nemmeno i giornali, che tra l’altro non sono d’attacco e belli da leggere come una volta. Oggi sono poche le persone che leggono, si vendono molto i libri commerciali ma per il resto resiste solo il pubblico di nicchia».

E per quanto riguarda il panorama locale?

«Il settore della cultura qui è molto stimolante, ci sono scrittori e poeti di talento come pure fumettisti e attori di buon livello. Non solo San Benedetto ma il Piceno e tutte le Marche sono una fucina di idee».

Chi è oggi il pubblico che legge?

«Non i giovani purtroppo. Noto in loro addirittura la difficoltà ad entrare in libreria, perchè nessuno fa molto per trasmettere loro la bellezza della lettura, nemmeno la scuola. A leggere sono soprattutto gli adulti, in particolare le donne».

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