Dal settimanale Riviera Oggi numero 773

OFFIDA – Un nuovo viaggio alla scoperta delle eccellenze del nostro territorio ci ha portato nella campagna offidana, tra le vigne di un giovane imprenditore romano.
Roberto Nicoletti Ballati Bonaffini di San Giuseppe dell’Olmo ha 37 anni e un cognome che rievoca illustri blasoni e antiche casate nobiliari.
Nasce a Roma, da padre senese e madre siciliana, si laurea in giurisprudenza e inizia la sua carriera come avvocato, non smettendo di coltivare contemporaneamente una delle sue più grandi passioni: il vino. Dopo tanti viaggi, girovago nel mondo e nomade nell’anima, decide sette anni fa di dare una svolta alla sua vita, abbandonando la caotica capitale e trasferendosi nella più tranquilla campagna marchigiana a fare, per dirla con una sola (seppur riduttiva) parola, il contadino.
Compra un terreno, edifica un’azienda vinicola e vi si trasferisce insieme alla sua compagna Jasmine Ciavoli Cortelli (che per amore abbandona la città capitolina e una carriera da interior designer) e da quel momento in poi dà il via alla produzione di due etichette, conosciute e apprezzate dentro e fuori il territorio nazionale: il Ballata, dal nome di un suo antenato del Duecento, Gaddo Ballati, detto il “Ballata”, vino che è un blend di tre vitigni, San Giovese, Cabernet e Montepulciano. E l’Haustus, dal latino “sorso”, un San Giovese in purezza.
Signor Nicoletti Ballati, perché ha fatto una scelta tanto radicale e come mai le Marche per dare vita a questo cambiamento?
«Sette anni fa ho cambiato vita perché la realtà legale non mi interessava più; ho fatto una scelta dettata dalla ricerca di un buon vivere che ho poi trovato nelle Marche. Questa regione non la conoscevo molto, l’ho studiata un po’ prima di decidere. Le Marche è una regione emergente e ricca di cultura e soprattutto ha un buon territorio per il vino. Ho così deciso di creare qui la mia azienda e il mio prodotto, seguendo un trend di produzione che può essere definito sartoriale: produco poco impiegando parecchio tempo, al fine di ottenere un prodotto di qualità».
Prodotto di qualità, dunque non alla portata di tutti immagino…

«No, non è così. Ho cercato di creare un buon connubio tra prezzo e qualità (ndr – in cantina l’Haustus costa 8 euro, mentre il Ballata 15)».
Come nasce il suo vino?
«Il vino in primo luogo deve piacere a me, quindi viene modellato secondo i miei gusti. La lavorazione come dicevo è particolarmente lunga e implica l’utilizzo di un processo ancora poco utilizzato nella lavorazione dei vini che è quello della microssigenazione, cioè l’inserimento di particelle di ossigeno all’interno del vino al fine di ammorbidirlo».
La sua “giornata tipo” com’è?
«Non ci sono “giornate tipo”, variano a seconda del periodo. Quando si deve lavorare al vigneto alle 6 di mattina devi stare già in vigna. In questo mestiere si vestono più panni: dagli stivali da indossare per la potatura, al completo più elegante per incontrare gli acquirenti, per questo non ci si annoia mai».
Quanti siete in azienda?
«Lo staff è composto da quattro persone: io, la mia ragazza, l’enologo e l’agronomo. È un team molto giovane, abbiamo tutti meno di quarant’anni».
Come vede il suo futuro?
«Non lo so, chi può dirlo. Ho cambiato vita a 30 anni, posso cambiarla ancora. Tuttavia sinceramente troverei stupido in futuro abbandonare questa attività, dopo tante fatiche».

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