ACQUAVIVA PICENA – Qual è stato nel corso dei secoli il rapporto tra Chiesa Cattolica e Massoneria? E come è mutato nel tempo? A queste domande ha cercato di rispondere il professor Adolfo Morganti del Gris (Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-Religiosa) diocesano di Rimini, in un convegno tenutosi ad Acquaviva sabato scorso ed organizzato dal centro ricerche personaliste “Raissa e Jacques Maritain” coordinato dalla professoressa Giancarla Perotti.

Un rapporto, quello tra le due istituzioni, nato nel 1730 ed immediatamente combattuto dal Vaticano che, per opera di Clemente XII scomunicò tutti coloro che avevano osato avvicinarsi alle società segrete. Successivamente, anche altri Pontefici come Benedetto XIV, Pio VII, Leone XII e Leone XIII seguirono l’identica strada. Specialmente quest’ultimo, con l’enciclica “Humanum Genus”, pubblicata nel 1892, denunciò una vera e propria guerra condotta contro la Santa Sede, definendo «infiniti ed intollerabili» gli ostacoli subìti.

«In seguito però – spiega Morganti – qualcosa cambiò. L’affermarsi dell’ideologia comunista in Oriente spinse la Chiesa a riappacificarsi con i nemici di un tempo. Fu soprattutto Pio XII ad aprire un dialogo con la Massoneria e, di fatto, i contatti tra le due entità diventarono prassi».

Ma può un cattolico divenire massone? Ed è possibile far conciliare una duplice appartenenza?

Nonostante qualche minoranza creda il contrario, la prevalenza degli studiosi interpellati sostiene che le due tesi siano incompatibili. Per via di tre concetti, quelli di Religione, di Dio e dell’Uomo.

«Nel primo caso – continua il professore – ci troviamo di fronte ad un’esperienza cristiana rivelata e trasmessa, mentre la massoneria rifiuta e fa a meno del concetto di rivelazione. In ambito religioso invece, il cattolicesimo sposa l’idea di un creatore rivelatore che si incarna, muore e risorge, a differenza dell’ordine iniziatico che immagina sì un Dio supremo, il Grande Architetto dell’universo, ma inattivo, immobile e non in rapporto con l’individuo. Infine, per quel che riguarda l’uomo, la Massoneria lo considera capace di salvarsi da sé, mentre per la religione questo è un’umile creatura in cammino su questa Terra».

Differenze quindi che permangono. E sebbene il dialogo sia ripetutamente avvenuto, anche con commissioni miste di studiosi massonici e prelati cattolici (famosa quella avvenuta negli anni ’80 in Germania) «è giusto – conclude Morganti – non mutare le proprie identità come si muta una camicia. Le due istituzioni possono collaborare ad esempio per le inziative benefiche, ma sono reciprocamente irriducibili».

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