SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nella nostra ultima rubrica “Apriscatole” abbiamo titolato “Stato di calamità o calamita per i fondi?” in merito alla richiesta fatta dalla Provincia di Ascoli al Governo per accedere ai fondi economici per i danni subiti dal Piceno in relazione al disastroso sisma dell’Aquila.
Pur non dubitando che il Piceno abbia subito dei danni, ovviamente molto minori e infinitamente meno tragici rispetto all’aquilano, abbiamo auspicato una realistica e giusta ripartizione dei fondi, per non dover assistere di nuovo alla “tarantella della ricostruzione allegra” che ahinoi accade in Italia dopo ogni grosso sisma con l’eccezione, a quanto viene sostenuto da alcuni, del sisma del Friuli del 1976.
Il presidente della Provincia Massimo Rossi ha voluto fare delle puntualizzazioni relative al nostro editoriale.
«Il Piceno ha subito dei danni, perciò ci è sembrato giusto fare la richiesta per accedere ai fondi statali per l’emergenza. Ricordiamo che la caduta dei massi lungo la strada Salaria e nei dintorni di Acquasanta ha avuto una origine sismica. E poi le scuole qualche lesione l’hanno subita. Parlo dell’Ipsia di Fermo, dell’istituto Magistrale e della ragioneria di Ascoli. Danni per i quali occorre stanziare dei fondi economici».
Rossi aggiunge poi: «Comprendo il discorso che fate voi sugli abusi e sulle esagerate misure risarcitorie post sisma anche per chi non ne ha titolo, ma vi assicuro che nel Piceno non cerchiamo lo stanziamento facile. I danni, per quanto molto minori rispetto a L’Aquila e dintorni, ci sono stati. E nella nostra richiesta allo Stato lo abbiamo precisato: chiediamo fondi con il massimo rispetto delle istituzioni, in maniera proporzionata ai danni effettivi che, ripeto, ci sono stati».

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 495 volte, 1 oggi)