SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Informazione numero uno: il dirigente regionale della Protezione civile Roberto Oreficini e l’assessore regionale Sandro Donati hanno spiegato che la mappa degli oltre 300 interventi compiuti in seguito alle scosse sismiche nel Piceno indica una situazione sotto controllo. I rischi di staticità negli edifici monitorati, affermano, «sono pari a zero, con pochissime dichiarazioni di inagibilità, e solo per fessurazioni degli intonaci».

Informazione numero due: il presidente della Provincia di Ascoli Massimo Rossi e l’assessore Baiocco hanno chiesto formalmente alla presidenza del Consiglio dei ministri e alla Regione Marche l’inserimento del Piceno nell’elenco delle aree danneggiate dal sisma, con l’estensione dei possibili benefici di legge per la riparazione dei danni subiti. Il 20 aprile il governatore Spacca ha ribadito la stessa richiesta al Governo.
C’è qualcosa che non quadra? A voi lettori l’onere della risposta. Tenendo presente che in Italia quando succede un terremoto è ormai prassi che sulla carta l’area colpita sia immancabilmente più ampia rispetto alle zone dove le macerie hanno distrutto vite e consuetudini. Il perché è presto detto. Così arrivano i fondi per la ricostruzione. Speriamo almeno che stavolta giungano fondi effettivamente proporzionali ai danni subiti e ai rischi monitorati. I quali, giova ricordare, secondo la Protezione Civile regionale sono “pari a zero”.

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