SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’Italia flagellata da nord a sud da violenti rovesci temporaleschi, mareggiate e smottamenti. La situazione migliora e peggiora di ora in ora per cui è difficile stare dietro alle previsioni. A tutt’oggi, martedì, si può dire che il litorale piceno, più precisamente la Riviera delle Palme, quelle che per intenderci va da Piazza Salvo D’Acquisto all’estremo lembo del Molo Nord ha tenuto.

Iniziando proprio da quest’ultimo la furia delle onde, anche se fa esclamare ad un pescatore di lenza di passaggio, «mai visto un mare così ad aprile», continua ad infrangersi contri i poderosi massi del percorso senza provocare eccessivi danni se non quelli di qualche ramo o alga raccolta chissà dove.

I punti critici, quelli nei quali per intenderci si erano aperti veri e propri crateri durante la mareggiata di dicembre, se la sono cavata con una bella lavata di acqua salata. Il punto più a disagio è forse dove sorge il monumento a Don Francesco Schiocchetti ma anche lì tutto si è risolto con qualche zona allagata. Neanche un accenno di quella catastrofica mareggiata che, neanche qualche mese fa, distrusse con inaudita violenza il pezzo di lungomare situato tra la pista di Pattinaggio, la sede del Consorzio turistico e il locale di ritrovo “Jonathan”.

Anche la foce dell’Albula, a guardarla da sopra il ponte di viale Buozzi, sembra calma ed al riparo da imminenti pericoli. «Se la situazione è sotto controllo su tutta la spiaggia – rileva l’assessore Settimio Capriotti – questo si deve anche al poderoso intervento di rinfoltimento dei massi frangiflutti terminato giusto in tempo».

Anche i piccoli torrenti di scorrimento come quello delle Fornaci o l’Acqua Chiara sembrano tenere il passo. Soddisfazione anche presso il ristorante “Il Pescatore” e il circolo “Ragn’a Vela” che ultimamente furono tra quelli che ebbero a soffrire di più della violenza delle acque.

Per il primo precisa l’imprenditore Marco Calvaresi: «Sì, è andata bene su tutta la linea. Ora bisognerà però da subito andare a cercare il grande ammontare di sabbia per il ripascimento. E meno male che non è stato fatto prima altrimenti sarebbe stata fatica e soldi sprecati»

L’architetto Albino Scarpantoni, lì a due passi, commenta: «Uno di questi anni bisognerà che qualcuno inizi a chiedersi come fermare questo ciclo magari iniziando uno studio delle correnti che potrebbe sì durare degli anni ma sarebbe già un inizio». Dal famoso club di velisti nessuna faccia preoccupata, qualcuno appoggiato al parapetto del torrente Ragnola, giudicato in genere un “bravo ragazzo” a parte quella mareggiata nel novembre del 2004 quando tra corso d’acqua ingrossato e mare inferocito sembrava veramente essersi scatenato l’inferno.

Dal compartimento locale dei Vigili del Fuoco si registra calma piatta a parte qualche intervento di routine: niente cantine allagate o piazze ridotte a stagni, tanto per intenderci. Anche la Capitaneria di Porto non ha nulla da riportare se non l’estrema prudenza per chi deve uscire dal porto. Per la nota polemica ci pensa invece Giuseppe Ricci, presidente regionale e nazionale dell’Itb : «Spero che questa catastrofe mancata suoni da campanello d’allarme per una amministrazione ancora succube delle direttive della Regione che, in nostro favore, si è mossa fino ad ora solo per porre riparo a condizioni già compromesse». A tal proposito Ricci annuncia ed auspica una larga partecipazione di imprenditori balneari al Consiglio comunale di mercoledì 29 aprile, per protestare contro le mancate azioni di ripascimento e per un Piano di Spiaggia a suo dire totalmente contrario agli interessi della categoria.

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