Giornali. Ieri mattina la trasmissione radiofonica “Nudo e crudo” ha parlato di editoria ed in particolare di giornalisti e di libertà di stampa. La motivazione: il forte calo della vendita di giornali quotidiani. In molti hanno dato la “colpa” ad internet ma, poi, il discorso è scivolato sul forte calo, oltre a quello delle vendite, di giornalisti d’inchiesta e quindi di giornalisti liberi di fare il proprio lavoro.
E’ stato citato ad esempio Indro Montanelli, un giornalista che avrebbe voluto mettere in primo piano la volontà dell’articolista piuttosto che quella dell’editore: «Per quel che riguarda la cronaca, il giornalista deve riportare semplicemente quello che vede mentre per le idee, i pensieri, devono essere suoi e basta», è il concetto che ho stralciato dalle sue parole di una vecchia intervista. Per questo Montanelli, probabilmente, è durato molto poco in giornali con editori invadenti (tutti o quasi), tanto da doversi creare un giornale tutto suo (La Voce) che però durò altrettanto poco ma per motivi economici. Non era, come si suol dire, un imprenditore ma soltanto un impareggiabile giornalista che ha chiuso la carriera ad oltre novant’anni con collaborazioni pregiatissime dopo aver perso la speranza di far vivere un giornale “rivoluzionario” e scevro da qualsiasi sottomissione a poteri più o meno forti.
Fosse ancora vivo credo che avrebbe realizzato i suoi sogni grazie ad internet che può fare a meno di segretarie, di dattilografi, di stenografi, di tipografi, di carta ecc. Al posto della sua “Olivetti lettera 22” avrebbe un più “comodo” computer ed una decina di redattori che la pensavano come lui disposti a qualche sacrificio iniziale, anche economico, per ridare all’informazione il valore che aveva quando è stata… inventata. Sopra di lui e i suoi collaboratori non ci sarebbe stato niente ad impedirgli libertà di espressione e di comunicazione. Un buon “tozzo di pane”, magari fornendo anche servizi editoriali a pagamento per terzi, l’avrebbero rimediato sicuramente. Sarebbe stato, a parer mio, un giornale in grado di “aiutare” gli altri a dire meno bugie perché le stesse venivano smascherate e quindi rese subito inattendibili. In tutto il mondo.
E’ possibile oggi far nascere, senza essere Montanelli, un modello nazionale simile e in grado di dare una “lezione” salutare agli attuali organi di informazione? Secondo me sì.
Parto da un presupposto dal quale non si può giustamente prescindere: i giornalisti sono più o meno velatamente legati alle volontà del padrone che li paga, li fa “campare”, quindi sono nella condizione di non poter fare molto di più di quello che fanno adesso. Per quale motivo un editore (alla stregua del proprietario di un’azienda) dovrebbe farsi scrivere contro o non condizionare i propri dipendenti, che paga profumatamente, i quali nel segno della verità potrebbero creare fastidi a chi gli porta soldi in cassa, tramite la pubblicità, per esempio? Quale titolare d’azienda farebbe una cosa simile? Nessuno.
Quindi cosa fare? Anche i giornalisti devono “campà“, usa dire spesso un mio collega. Io gli rispondo che non è l’unico mestiere al mondo per “campare”. Ma la soluzione non è facile. All’uopo voglio lanciare un appello al popolo di internet. Per farlo, uso come esempio il nostro modello perché ritengo che noi siamo il primo giornale italiano di un certo livello (seppur, per ora, solo a carattere locale) in grado di potersi esprimere liberamente senza legacci di sorta ed in grado di non essere catalogato come strumento di chicchessia ma solo come strumento utile al cittadino, con il quale siamo giornalmente in sinergia per fornire un servizio che si avvicini più possibile ad un’attività informativa libera e veramente utile alla democrazia che tutti (molti, a dir la verità, solo a parole) vogliamo.
Sto notando che gli stessi politici, o pretendenti tali, del nostro territorio traggono vantaggio da uno strumento come il nostro che, se non altro, li mette in guardia e li controlla, a differenza di altri che fanno semplicemente da cassa di risonanza a proprio uso e consumo ma a danno della comunità. Cito all’uopo un detto contadino che rende abbastanza bene il mio pensiero: «L’occhio del padrone ingrassa il cavallo», al posto di padrone metteteci “giornale”, al posto di cavallo metteteci “cittadino”.
Come campiamo? Abbiamo creato una piccola azienda (Riviera oggi Srl) che non facendo solo giornalismo ci permette, grazie ad altre attività editoriali collaterali, di farlo seriamente. Con l’indispensabile presupposto che noi giornalisti editori di noi stessi lavoriamo sodo e solo per campare, senza mirare ad una vita super lussuosa come è quella di tantissimi editori. Venti modelli così sparsi in tutta la nostra penisola e l’informazione perderebbe quella brutta nomea che ha giustamente oggi.
In verità ci sono sì almeno venti voci in Italia che fanno libera informazione ma sono quasi tutte isolate e limitate a singoli (blog o sistemi similari), non a strutture giornalistiche che si interessano di tutto. Trovano per questo motivo, secondo me, il tempo che trovano, perché incapaci di incidere veramente sul tessuto cittadino e sulla loro voglia di democrazia. Per fare un esempio: come se Sambenedettoggi.it (prossimamente Rivieraoggi.it) contenesse esclusivamente i miei DisAppunti giornalieri.
Verrei etichettato come uno dei tanti “pazzi” (Marco Travaglio, oppure quel giornalista che a Marsala ha detto, spiegando poi perché: “Non dò un euro ai terremotati”) che mira utopicamente ad una società diversa.

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