SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Samb retrocessa: non è un incubo, ma la realtà della classifica dopo la vittoria del Venezia nel recupero contro il Legnano. Piccioni ha raggranellato 16 punti in 19 partite (anzi, 16 in 13), D’Adderio appena 9 in 10 incontri, peggiorando la situazione. Se per Piccioni il ritardato esonero durante le sei sconfitte consecutive è stato un errore che ancora si paga, D’Adderio ha invece una motivazione: nessuno può mandarlo via.

I Tormenti, infatti, hanno abbandonato la squadra, che s’è ritrovata così allo sbando, con tragicomiche notizie al momento di organizzare le trasferte. Il risultato, con la riscossa del Venezia, è stato quello di vedere i rossoblu abbandonare prima le speranze di salvezza diretta, e poi, a mano a mano, temere invece la retrocessione senza spareggi in Seconda Divisione.

Cosa possono fare, i tifosi? I più sono allo sbando come e più di squadra e società: la serie incredibile di errori e sconfitte ha fatto scendere il morale sotto i piedi a tutti. Di certo, il calendario mette la Samb alla prova del nove nel momento più importante dell’anno: dopo aver malamente perso a Sesto San Giovanni nel primo scontro diretto contro le pericolanti, ecco che, una dopo l’altra, occorrerà affrontare il Lecco (domenica prossima al Riviera delle Palme), poi il Venezia (il 26 aprile, in Laguna), quindi il Legnano, ora a quota 30, a 5 punti di distanza dall’ultima posizione (il Venezia è a 26, il Lecco a 28).

In altri tempi, con altra grinta, sarebbero state tre incontri da giocare con il fiato sul collo del pubblico rossoblu. Si spera che in uno scatto d’orgoglio lo zoccolo duro del tifo sambenedettese riesca a spingere nuovamente i calciatori a compiere una prima impresa, per poi giocarsi la salvezza, inevitabilmente, ai play-out. Discutere sui dieci o quindici euro da dare o no a questa proprietà, adesso e con questa situazione di classifica, ci sembra una discussione di lana caprina. Il tifo si è ricompattato prima di Samb-Cremonese, adesso è il momento di farsi sentire dentro lo stadio.
Adesso non c’è nulla da perdere: occorre, però, credere almeno in questo. Altrimenti, addio Samb.

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