SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Questa è la storia di alcuni volontari che nasce nel sentimento della spontaneità e della semplicità. Alcuni amici ed una volontaria della Croce Rossa conoscono una famiglia dell’Aquilano, attualmente dai parenti a Tortoreto. Concorrono ad una iniziativa di solidarietà per le vittime del terremoto.

Un ringraziamento pubblico va a quanti hanno contribuito al sostegno di persone che al momento sono in difficoltà. Il filo diretto tra san Benedetto del Tronto e Paganica è una storia di una straordinaria quotidianità che merita di essere raccontata. Di seguito, il resoconto dell’esperienza dei volontari, che hanno preferito restare anonimi.
«Nonostante la Protezione civile invitasse a non recarsi sul luogo per turismo, sabato 11 aprile abbiamo sentito la necessità di portare in loco il nostro contributo mirato a paesi piccoli che ancora non sono organizzati al meglio.

Con un filo diretto sul luogo (Paganica), abbiamo coinvolto San Benedetto del Tronto ed in particolare il quartiere Ragnola in una gara di solidarietà, raccogliendo in due giorni più di 1000 euro da destinare all’acquisto di beni di peculiare necessità. Seguendo le indicazioni delle persone che ormai vivono in tende e dormono sulle brandine, abbiamo acquistato pigiami, indumenti intimi, salviettine rinfrescanti e con un furgone preso in prestito da un amico ci siamo diretti sul posto. Inutile dire che la gente ha risposto oltre che con il contributo in denaro, anche con donazioni importanti, in indumenti e derrate alimentare, tutto rigorosamente nuovo, asciutto e fresco».

«Paganica è stata la nostra prima tappa. Una volta arrivati sul luogo, lo spettacolo che ci si è parato davanti è stato sconsolante: silenzio rotto solo dalle sirene di ambulanze e vigili del fuoco, in giro solo militari e forze dell’ordine, nessuno del luogo. La terra ribolliva sotto i nostri piedi, difficile a spiegarsi ma una sensazione mai provata prima. Con grande apertura, la Protezione Civile ci ha invitato a recarci in altri luoghi in cui ancora le strutture non erano messe a punto. Abbiamo in ogni caso trovato una provincia sotto assedio, con uno spiegamento di forze inimmaginabile: ovunque protezione civile, vigili del fuoco, croce rossa, croce bianca, militari, carabinieri. La sensazione di protezione era la più diffusa, per noi compresi, volontari di passaggio».

«Girando tra le strade interrotte abbiamo trovato il campo di Bagni, in cui sono raccolte circa 500 persone, ma che gestisce anche campi limitrofi più piccoli fino ad un totale di 800. Un dispiegamento di tende e brandine, coperte fornite dai militari che non riescono a sopperire al freddo della notte. La protezione civile era appena arrivata. Manca l’acqua per le docce e quella che c’è è fredda. Perché restare? La maggior parte dei bambini ci dicono è stata allontanata, ma gli adulti e gli anziani fanno difficoltà a lasciare i luoghi natii. Abbiamo lasciato loro tutto quello che avevamo, ai più piccoli uova di cioccolato per festeggiare l’imminente Pasqua».

«La signora Domenica – 85 anni – appena mi ha visto ha preso il suo bastone, è venuta a chiedermi se avessimo un pettine perché da lunedì notte non era più riuscita a pettinarsi ed aveva ancora i calcinacci tra i capelli. Mi racconta come un fiume di parole che lei ha capito subito che quella scossa non era come le precedenti, è saltata giù dal letto, ha preso il bastone ed è uscita, mentre la sua casa si riempiva di crepe. Beata incoscienza, finiti i tremori è rientrata a vestirsi, perché non poteva farsi vedere dalle persone in camicia da notte. Mi chiede se ho una gonna per lei, che è da lunedì che non si cambia. Poi torna a chiedermi delle forcine per i capelli che ama tenere in ordine. Tra le parole mi dice che le manca il figlio e non sa in quale campo sia stato sistemato».

«Il panico generale, quello che tutti abbiamo vissuto tramite i media, lascia il posto al vuoto, al silenzio ed in molti casi ad un sorriso ed una speranza. Come quella del signor Enrico che dice che ci sono ottimi architetti ed ingegneri in città, e che spera che presto si proceda alla valutazione dei danni ed ad un nuovo inizio. Suo padre dopo le feste pasquali tornerà a lavorare i campi con il suo trattore. Perché il problema di queste persone ora come ora è somatizzare la paura ed il trauma raccontandolo a chi non l’ha vissuto e cercare di occupare il tempo con delle attività quotidiane».

«Abbiamo incrociato volti di persone impaurite, uomini dalla spalle larghe raccontano fino allo sfinimento quella notte interminabile, quando per una parte di essi è andato perso quasi tutto. Ci ha colpito la loro dignità ed umiltà, non una parola fuori posto, non una richiesta e tutti si sono lasciati avvicinare ed ascoltare, in un misto di commozione e liberazione. Il senso di protezione, credo che di questo abbiano bisogno gli aquilani oggi, con la speranza che quando le luci della ribalta mediatica si spegneranno, nessuno li dimentichi».

E proprio da Ragnola si alza un’iniziativa: gettare una goccia nell’oceano, gemellare un piccolo comune della provincia aquilana, per dare sostegno morale e materiale, per quanto possibile e finché ce ne sarà necessità.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 1.078 volte, 1 oggi)