SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ore di tensione, di ipotesi divergenti. Mentre le famiglie dei sedici marinai fra cui il sambenedettese Filippo Speziali a bordo del rimorchiatore Buccaneer della società armatrice Micoperi Marina Contractors di Ravenna sono in comprensibile ansia, e mentre la Farnesina, la sua unità di crisi e i servizi di intelligence sono all’opera chiedendo silenzio, proviamo a fare il punto della complessa situazione mettendo insieme alcune fonti giornalistiche di prim’ordine.

Intanto va detto che c’è abbastanza unanimità sul luogo in cui si trova al momento il rimorchiatore, cioè ancorato alla fonda di fronte al villaggio di Lasqorey, nella regione del Puntland (ex Somalia Italiana).
In un articolo di Vincenzo Nigro su Repubblica si citano fonti del ministero della Difesa per le quali in questo momento non è pensabile una reazione di forza contro i pirati, sul modello di quella compiuta recentemente dalle forze speciali statunitensi e francesi (leggi qui all’ultimo paragrafo dell’articolo).  Sedici ostaggi (dieci italiani, cinque romeni e un croato) sono tanti, troppi, per un blitz al quale ora è venuto a mancare anche l’effetto sorpresa. L’azione militare si renderebbe necessaria se la situazione a bordo degenerasse. Da sabato la fregata della Marina Militare “Maestrale” incrocia nella zona. Pur puntando sulla trattativa, gli assaltatori del Comsubin (“Comando subacquei-incursori”) sono all’erta e hanno studiato ogni dettaglio dei piani del rimorchiatore.
Intanto si registra il sequestro di un’altra imbarcazione nel golfo di Aden, la nave greca battente bandiera di St. Vincent “MV Irene E.M.”, con a bordo 22 marinai filippini. Con quest’ultima salgono a nove le imbarcazioni sequestrate dall’inizio del mese. Lo riferiscono fonti marittime con base in Kenya.

Su La Stampa, un articolo di Giovanni Cerruti ci mette a conoscenza di alcuni dettagli sul momento del sequestro. Dalle 12,07 di sabato alla Micoperi Marina Contractors è arrivato solo un segnale, ma non dal pulsante utilizzato in caso di assalto, bensì tramite mail: «Nave attaccata da bucanieri…». Da ciò si deduce che a bordo computer e internet funzionano e si tratta di un canale di comunicazione in più anche per i mediatori. «Da contatti con nazioni limitrofe sappiamo che l’equipaggio sta bene e per loro non ci sono problemi», fa sapere l’armatore Silvio Bartolotti. La trattativa potrebbe essere già in corso, comunque la Micoperi si è chiusa nel silenzio stampa. L’articolo di Cerruti nel titolo dice “Persi i contatti con gli italiani prigionieri”. Perchè? Se i satelliti infatti vedono il Buccaneer alla fonda a Lasqorey, fino a lunedì sera dal computer di bordo non risultavano contatti, esclusa la prima mail di sabato. E allora si pensa che i marinai non si trovino più a bordo, così come non si svolga più a bordo la trattativa.

Di questa ipotesi parla anche un pezzo della Apcom citando alcune dichiarazioni dell’esperto di pirateria Nicolò Carmineo, docente di Diritto di navigazione presso l’Università di Bari. «Se li hanno portati a Lasqorey, allora gli ostaggi potrebbero presto lasciare la costa per le montagne. I pirati potrebbero nasconderli nelle grotte, come fecero lo scorso anno con una coppia di diportisti tedeschi, catturati con un assalto al loro yacht». Il trasferimento in montagna sarebbe giustificato da una esigenza di maggior sicurezza dei pirati nei confronti dei blitz via mare. I predoni del mare in questo caso potrebbero essere i Costguard oppure i Somali Marines. Più probabile che siano stati quest’ultimi, dice Carmineo, in quanto la notizia del loro trasferimento a Lasqorey è stata comunicata da uno dei presunti responsabili dei pirati di Eyl, dove i Somali Marines hanno la loro roccaforte.

Sul Corriere della Sera Massimo A. Alberizzi parla di “trattativa inziata” fra due mediatori e le autorità locali in quel di Bosaso (80 chilometri ad est di Lasqorey). L’inviato del Corriere parla anche di una falsa e fantasiosa accusa all’equipaggio italiano (scarico di rifiuti in mare): «Lunedì sera un sedicente pirata, contattato dal servizio somalo della Voice of America, ha accusato gli italiani di essere stati sorpresi mentre gettavano in mare rifiuti. Un’accusa ridicola giacché il Bucaneer è un rimorchiatore. E’ vero che trainava due bettoline, ma è anche vero che armatore e equipaggio avrebbero essere dovuto essere dei pazzi per scegliere come luogo di discarica le acque più pericolose del mondo».

Alberizzi ipotizza in base alle sue fonti che dei pescatori di Lasqorey si siano improvvisati pirati, dato che i loro “colleghi” della costa più a sud finora hanno fatto ingenti profitti godendo di una assoluta impunità.

La zona del Puntland è anche un crogiuolo di etnie. Pur essendo dominato dai clan migiurtini, che si professerebbero amici e alleati degli italiani e quindi decisi a mediare per il rilascio senza pagamento di riscatto alcuno, Lasqorey è al confine con il Somaliland, cioè l’ex colonia britannica, ed è abitata dai warsangeli.

Quella zona della Somalia un tempo è stata molto ben controllata e connessa dalla nostra intelligence. Ora da qualche anno appare non esserlo più, anche se l’emergenza pirateria sta rimettendo il dossier Somalia al centro dell’attenzione

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