MARTINSICURO – Pannolini, abiti, scarpe, biancheria intima, giocattoli: la biblioteca che si trova presso i Servizi Sociali del Comune di Martinsicuro è stata organizzata come punto di raccolta per le donazioni che arrivano dai cittadini in favore dei terremotati: «C’è soprattutto bisogno di biancheria intima, che dovrebbe essere nuova – spiega la responsabile Stefania Giudice -. Stiamo gestendo una situazione di emergenza continua, dato che ogni giorno arriva gente che ha bisogno di tutto, dai vestiti ai prodotti per l’igiene personale. Nella maggior parte dei casi si tratta di nuclei familiari con bambini piccoli ed anziani, che quindi hanno esigenze particolari. Fortunatamente la generosità dei cittadini e dei commercianti del posto è finora stata grande: tante donazioni, dai generi alimentari ai vestiti che vengono inviati anche da numerose ditte della Val Vibrata».

Presso gli uffici incontriamo Celestina Luciani, che con il marito e la figlia sono appena arrivati dall’Aquila in pullman e alloggiano al camping Duca Amedeo. Sono in Comune per chiedere i beni di prima necessità. «Casa nostra è distrutta – ci dice – e abbiamo perso entrambi anche il lavoro: eravamo infermieri all’ospedale dell’Aquila che è stato evacuato perché pericolante. Una vera e propria vergogna, abbiamo lavorato in quella struttura per tanti anni e ci avevano fatto credere che era un polo d’eccellenza, invece il terremoto lo ha danneggiato come le case più vecchie del centro storico».

Mentre usciamo dagli uffici nel cortile incontriamo tre signore anziane che sembrano piuttosto spaesate e chiedono un’informazione: «Ci scusi – dice una di loro – siamo dell’Aquila, ci hanno detto che qui possiamo prendere qualche prodotto per la pulizia. Dove di preciso?»

Indichiamo di salire le scale e troveranno ciò di cui hanno bisogno: le vediamo avanzare con passo incerto e con aria timorosa: non deve essere facile alla loro età perdere la certezza della propria quotidianità, trovarsi catapultate in un posto sconosciuto ed essere costrette ad affrontare un futuro dall’esito incerto.

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