SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Stefano Borgonovo non dimentica la “sua” città. A lui San Benedetto ha dato tutto, come continua a ripetere dal suo lettino tramite il computer con il quale riesce a comunicare (è malato di Sla). E nella città che lo ha visto protagonista nei primi anni ’80 sul prato del vecchio stadio Ballarin, Stefano vuole tornarci a tutti i costi per assistere a qualcosa di «veramente speciale»

Lo ha confidato e ripetuto a Alfio Caposciutti, Flavio Patrizio e Alessandro Fratini ai quali lo lega un rapporto quasi fraterno. Ed allora perché non provarci? Così i tre hanno avviato un tam tam fatto di empatia che estendendosi per tutto il territorio nazionale ha raggiunto fino ad ora Gigi Cagni, Maurizio Compagnoni, Walter Zenga, Ferruccio Zoboletti, Stefano Colantuono, Carlo Ancellotti, Canini, Cigarini, Ballardini, Stefano Tacconi, i fratelli Della Valle. E questo non è che l’inizio.

Insomma le premesse per una giornata indimenticabile ci sono tutte. Una partita in onore di Borgonovo, utile anche per sensibilizzare il grande pubblico su una malattia misteriosa. A Firenze è stato fatto, perchè a San Benedetto no?

Ora bisogna solo trovare il periodo. Certo quello attuale, per ovvie ragioni, non è dei più indicati, e qui Caposciutti, che gli era a fianco, racconta di una lacrima bagnare la faccia di Stefano mentre scriveva con mano tremante: «Ma può essere che la Samb non riesca a trovare un po’ di pace?» Ma non lasciatevi confondere dal tono che potrebbe sembrare a qualche sprovveduto un po’ troppo melodrammatico. E Caposciutti rileva: «Provate a guardarlo negli occhi Stefano, voi gli date compassione e lui vi restituisce una forza ed una vitalità incredibile».

Si parlava del periodo di questa magica serata. Anche quello estivo sarebbe da escludere per via del fatto che molti di quelli che sicuramente parteciperanno saranno impegnati in tornei estivi, trasferte o semplici periodi di riposo. Ecco allora che il momento più propizio sembra essere quello a stretto ridosso dell’inizio della stagione sportiva, diciamo agli inizi di settembre. Nomi? Difficile azzardarne qualcuno. Ma importanti, questo sì.

Ma la cosa determinante per Stefano (non vuole essere citato per cognome), quella per la quale vuole ad ogni costo questo evento è la possibilità quella sera di «guardare negli occhi tutti i miei tifosi, passati e presenti».

Comunque vada, sarà una giornata da ricordare. Perché, come aggiunge Caposciutti, tra il serio ed il faceto: «Se per quel tempo il calcio a San Benedetto esisterà ancora sarà un modo in più per rallegrarsene, nell’altra malaugurata ipotesi sarà un modo per riportarcelo alla grande».

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