SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nino Capriotti, assessore provinciale allo Sport, interviene sulla particolare situazione societaria della Samb.

Da appassionato e praticante di sport, prima ancora che da assessore provinciale, vorrei fare pubblicamente qualche riflessione sul momento che sta vivendo la Sambenedettese calcio. Per esperienza personale e politica, mi trovo ogni giorno a contatto con tanti amministratori di società sportive, presidenti di sodalizi che si trovano a vari livelli delle rispettive discipline, e raccolgo tante riflessioni sulle crescenti difficoltà che si incontrano nel far quadrare i bilanci, nell’assicurare i fondi per le trasferte, l’uso degli impianti, delle attrezzature, le partecipazioni ai campionati. Ma non ho mai, dico mai, sentito una parola di critica, di disapprovazione, meno che mai di disprezzo per gli appassionati che, tanti o pochi che siano, seguono le sorti delle loro squadre.
E’ evidente che per il calcio professionistico è un’altra cosa, che la Samb in particolare ha sempre suscitato forti passioni e che le pressioni esterne esercitano non poca influenza su chi deve guidarne le sorti societarie. Ma quello che sta avvenendo a San Benedetto mi sembra qualcosa di più: mi sembra sia il sintomo di un amore che si sta lentamente ma inesorabilmente spegnendo.
Questo è, secondo me, il lascito più pesante dell’attuale gestione: finiti gli entusiasmi della prima ora, da mesi si ha la sensazione che si sia governata la Samb come un’azienda da tenere nel “portafoglio” di famiglia perché non è possibile disfarsene, assicurandone la pura sopravvivenza ma niente di più, men che meno investendoci. Un atteggiamento che si è riflesso sulla tifoseria, prima attonita dinanzi a questo comportamento, poi arrabbiata, ora quasi rassegnata.
Se siamo tutti d’accordo che la Samb non è solo una società calcistica, è un pezzo di storia della città, della sua cultura di mare e turismo, dobbiamo reagire a quest’apatica rassegnazione. Faccio l’imprenditore, sono convinto che esistono decine di uomini e donne impegnati a produrre ricchezza e benessere per sé e per tante famiglie che non si tirerebbero indietro dinanzi ad un appello che chiedesse un piccolo sacrificio economico per non far morire la Samb. Persone intelligenti che sanno benissimo di non poter dire alcunché in merito alla gestione ma che affiderebbero volentieri quest’impresa a chi è del mestiere.
Nel mettermi a disposizione di quanti vorranno avviare quest’operazione di rilancio, propongo sin d’ora che colui che ha rappresentato l’ultima vera figura di “presidente vero” della Samb, Ferruccio Zoboletti, imprenditore e primo tifoso rossoblù, per ciò che rappresenta nell’immaginario collettivo della tifoseria e della città, sia invitato ad assumere la carica di presidente onorario del gruppo che andrà a formarsi.
Si può ripartire: basta risvegliare la passione che, sotto la cenere, non è mai morta.

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