SAN BENEDETTO DEL TRONTO – A tre giorni dal tragico terremoto che ha sconvolto l’Abruzzo, provocando oltre 260 vittime, vengono a galla i racconti di chi fortunatamente ce l’ha fatta e ne è uscito eccezionalmente illeso.

Raffaele Cavallero ed Alessandro Magno sono due ragazzi sambenedettesi di 23 anni che studiano Ingegneria a L’Aquila. All’indomani del disastro sono tornati immediatamente in Riviera, ma la loro mente è come se non si fosse mai spostata dal capoluogo abruzzese.

Nella serata di domenica Raffaele si trovava sul letto, quando verso le 22 e 50 ha sentito una prima forte scossa pari al 4° grado della scala Richter: «Sono fuggito dalla casa assieme ai miei coinquilini, ma dato che non si erano verificati danni abbiamo fatto rientro nell’abitazione, convinti che il peggio fosse passato».

Poi, dopo un altro leggero sussulto avvenuto a mezzanotte e 40, il dramma: «Alle 3 e 30 di lunedì sono stato svegliato dall’intonaco che mi cadeva in faccia. Il letto si muoveva violentemente ed io, che nel frattempo dovevo proteggermi il viso, non riuscivo ad alzarmi. Ho quindi aspettato che tornasse la calma e, una volta aperto gli occhi, ho notato un’immensa crepa sul soffitto. Senza perdere tempo siamo usciti di corsa. Il palazzo aveva subito gravi lesioni, ma grazie a Dio non sufficienti a farlo crollare». Una fortuna che purtroppo non ha riguardato tutti: «Abitavo a Roio Poggio, un paesino sopra L’Aquila. Ebbene, la città non si vedeva più, a causa della polvere che si era alzata dopo la caduta di diversi edifici. Abbiamo atteso che sorgesse il sole per tornare frettolosamente in casa a prendere lo stretto necessario. In seguito siamo saliti in auto, scappando da quell’inferno».

Ancor più spaventoso il racconto di Alessandro, che si ritiene un vero e proprio miracolato: «Quella sera mi trovavo in compagnia della mia fidanzata e di una sua amica. Intimoriti dal sisma precedente, abbiamo deciso di uscire sino alle 2 e 30, ora in cui siamo rientrati nell’abitazione della mia ragazza».

L’agitazione però non scemava, ecco allora che tutti e tre hanno deciso di restare svegli: «Eravamo sul divano, davanti alla tv e abbiamo udito un boato incredibile. Non riuscivamo ad alzarci, per quanto era forte il movimento, ma, dopo qualche secondo siamo riusciti a metterci al riparo sotto una trave. La costruzione ondeggiava in maniera assurda, dal soffitto venivano giù calcinacci e pezzi di solaio e i tramezzi si sono aperti come fossero di carta. Il tempo non passava mai e la polvere alzatasi nell’aria non ci permetteva di vedere. Non sapevamo se correre via o aspettare che l’incubo finisse. Tornata la quiete siamo scappati di corsa senza avere il tempo di prendere nulla. Una volta in strada un mio amico ci ha fatto salire in auto e siamo fuggiti il più lontano possibile».

Infine un’ultima inquietante riflessione: «Se al momento della scossa non fossi stato sveglio non so che ne sarebbe stato di me, dato che in camera da letto una gran parte di solaio ha ceduto».

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