SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Francesco Agostini ha 21 anni e da qui a poco sarà il suo compleanno. Un ragazzo dallo sguardo diretto e franco, pieno di vita, con un capello da basket buttato in testa alla meno peggio. Figlio di Giulietta Capriotti, presidente del Consiglio Comunale di San Benedetto, frequenta il secondo anno di Medicina e Chirurgia alla Università dell’Aquila.

Lui e l’amico Michele dividono un appartamento in zona Pettino, un quartiere di recente costruzione ad appena due chilometri dall’ospedale “San Salvatore”. Sono in pigiama e stanno entrambi studiando, seduti in salotto. Francesco quella mattina, 6 aprile, ha un esame di anatomia e perciò sta tirando tardi. Sono le tre e trentuno, all’improvviso un rumore sordo e tutto succede in un attimo.

Il pavimento sembra diventato un tappeto volante, le pareti si accartocciano su loro stesse come fossero di cartone. «Sono venuti giù mobili, scaffali – racconta Francesco- scansie, lampadari. In un attimo ci rendiamo conto della situazione. Ci alziamo subito in piedi ma le ondulazioni sono talmente forti che non riusciamo neanche a tenerci in piedi. Allora ci stringiamo l’un l’altro e ci facciamo forza verso l’esterno cercando di raggiungere l’uscita».

Nel frattempo non hanno dimenticato di controllare se hanno con loro i cellulari. Hanno capito che, a differenza degli avvertimenti per conservare la calma diramati negli ultimi giorni, adesso si fa sul serio. Senza accorgersene si ritrovano in strada, raggiungono l’automobile e si precipitano in un parcheggio poco lontano.

Non è ancora l’alba ma sembra già di trovarsi in pieno giorno. Gente che corre in tutte le direzioni, chi con i vestiti messi alla rinfusa, molti, come loro, con ancora indosso abiti da notte. Si corre da tutte le parti. Urla di bambini, pianti di donne, gente che chiama i loro cari con voci rotte dalla disperazione.

I due ragazzi cercano disperatamente di raggiungere i loro cari tramite i cellulari ma le linee sono intasate e ci vuole tempo. Per Francesco ci ha pensato la mamma Giulietta che, appena avvertita la prima scossa, con intuito tutto materno ha preso immediatamente il cellulare e telefonato al figlio riuscendo a raggiungerlo.

Quest’ultimo, con la voce rotta dalla paura di un ragazzo di 21 anni la rassicura che sta bene ma che fuori è l’inferno. «Dalla macchina – ricorda Francesco – vedevamo arrivare autoambulanze in continuazione ed almeno tre elicotteri fare la spola tra l’Ospedale, ormai inagibile, ed altri centri di raccolta. Ad un certo punto ha bussato al finestrino un ragazzo dall’accento siciliano con la faccia incrostata dalla polvere dei calcinacci».

Il giovane grida a Francesco e all’amico di prestargli il telefonino. Ha gli occhi sbarrati. Quando gli chiedono cosa gli sia successo, con un filo di voce riesce solo a proferire:«Ero in cucina al pianterreno per bere un bicchiere d’acqua, ho sentito un boato e quando ho alzato la testa sopra di me ho visto solo il cielo». Francesco e Michele aspettano fino alle 7,30 poi, quando sembra che le scosse siano diminuite di intensità, con un coraggio ed una incoscienza tutta giovanile rientrano nel loro appartamento.

Riempieno alla rinfusa le loro valigie gettandole dalla finestra per non avere troppo peso da trasportare ed il resto se lo caricano addosso ed in un attimo sono di nuovo fuori. Un abbraccio tra le lacrime e ognuno sulla propria macchina via da quell’inferno, direzione le Capannelle, perché a quell’ora qualsiasi altra strada è già bloccata.

Se ha pensato di morire? Ci pensa su un attimo: «Sinceramente ero troppo indaffarato a scappare che non ho avuto il tempo di pensarci». Ed ora? «Vedremo. Per il momento l’importante è che l’incubo sia finito. Ma penso ai miei compagni. A chi per risparmiare sull’affitto aveva contratto un piccolo mutuo di una casetta e che ora sarà distrutta»

Lui a l’Aquila ci tornerà. Per completare il trasferimento o gli studi. Poi, con voce rotta dall’emozione raccomanda:«Ma non raccontate troppo di me. Fate sapere di chi è stato meno fortunato». E forse né Francesco né Michele racconteranno mai a nessuno che, mentre cercavano di mettersi in salvo, hanno sfondato a spallate una porta di un appartamento dove abitavano delle persone anziane aiutandole a mettersi in salvo.

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