Che il mercato discografico speculi sulle produzioni postume è risaputo, ma da qualche anno, in quest’ultimo in particolare, si sta passando il limite.

Potremmo prendere pochi casi per argomentare le scelte che ci sembrano davvero di cattivo gusto per la dignità umana e professionale degli artisti deceduti. Prendendo un Jeff Buckley ad esempio, con il solo “Grace” all’attivo prima della prematura scomparsa del 1997, potremmo affermare che oltre al presunto secondo album, pieno tra le altre cose di demo e provini, sia stato pubblicato materiale che neanche l’artista stesso si sarebbe sognato di mettere sul mercato.

Poi il lavoro del nostro Rino Gaetano, con l’ultimo album postumo, a qusi 30 anni dalla scomparsa, per finire con il caso Hendrix, che da morto ha fatto arricchire molti con registrazioni pirata, bootleg e migliaia di nastri restaurati.

Di pochi giorni fa l’affermazione della sorellastra del funambolo della sei corde, che senza nessun ritegno ha annunciato di poter disporre di materiale per pubblicare per un altro decennio. Ricordiamo le svariate canzoni di Freddy Mercury remixate, riarrangiate, rimaneggiate e pubblicate soltanto con la sua di voce originale, ma lui era già morto da tempo.

Davvero abbiamo bisogno ancora di un nome affermato e deceduto per alimentare la nostra sete di musica? Non ci sono davvero nuove proposte all’altezza, o non ci sono figure professionali pronte a scommettere? Sarebbe bene lasciar riposare i morti e non speculare su di essi, ma si sa, il mercato è spietato.

Noi ascoltatori però abbiamo l’arma più potente: la scelta di non comprare o non scaricare, nemmeno per curiosità.

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