SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La punta del molo nord, un monumento alla figura della donna marinara sambenedettese, una commissione qualificata e accademica che giudicherà chi fra architetti e designer avrà avuto l’idea migliore.
I presupposti per una bella cosa ci sono tutti.
L’idea, del Circolo dei Sambenedettesi, presieduto dalla volitiva Benedetta Trevisani. Il benestare, quello della Capitaneria di Porto, «sempre attenta alle iniziative di valenza pubblica per la tutela delle tradizioni locali», come dice il suo rappresentante, comandante in seconda Angelo Tosti.
L’attenzione, e i fondi economici per il concorso nazionale e poi per la realizzazione, da parte del Comune, del Consorzio Universitario Piceno, della Provincia di Ascoli. La competenza scientifica della Facoltà di Architettura di Ascoli (università di Camerino).
Gli ingredienti ci sono, dicevamo, per qualcosa che lasci il segno in un porto del quale, per una volta, non si parla solo in termini di porticciolo, molo turistico, diporto, nuovi approdi fantasmagorici e investimenti stramilionari.
No, il luogo dove sorgerà la “cosa”, la x di creatività e valore sociale, è il luogo del lavoro, il luogo della puzza di pesce, di nafta. Degli scogli brutti e squadrati, senza sculture e lampioni altezzosi. Quella punta del molo nord dalla quale troppe volte negli ultimi anni anche un umile cronista come colui che vi parla si è affacciato per attendere pontoni e motovedette di ritorno da sciagure del mare, o per assistere a rimorchiatori che disincagliano pescherecci bloccati sulle fonde dell’imboccatura del porto, come quando nel 2007 morì quel povero marinaio pugliese di nemmeno 17 anni di età.
«Non sarà il classico monumento figurativo, il “pupazzo” di turno», anticipa la presidente del Circolo Trevisani. «La donna della civiltà marinara passata, tranne forse per la statua della retara, è rimasta in ombra nel ricordo e nello studio delle epoche passate, recenti e lontane. Ma giova ripetere come la donna avesse avuto ruoli determinanti sulla terraferma, in un contesto di miseria e analfabetismo, per crescere e badare alla famiglia. Come immaginiamo l’opera? Vedremo, potrebbe anche trattarsi di una ringhiera istoriata, di una struttura leggera, poco invasiva».
Il dolore del distacco, la gioia del ritorno, la donna come nume tutelare delle partenze e dei ritorni. Il compito che attende i partecipanti al concorso è arduo e stimolante. Saranno giovani (l’età massima per partecipare è 35 anni, sono ammessi anche laureati triennali), saranno uomini e donne (la presenza femminile nei gruppi di lavoro è vincolante per la partecipazione).
Nella prima fase del concorso si presenterà una proposta di massima per l’arredo urbano del molo nord. Poi ci si dovrà concentrare sulla punta, pensando un tema artistico, un percorso accessibile e sicuro, una fruibilità e una illuminazione che non interferisca con il faro.
La congruità dei costi di realizzazione sarà una voce di giudizio sui progetti da parte della giuria.
Alla presentazione del concorso sono intervenuti l’assessore Margherita Sorge, il presidente del Cup Renzo De Santis, il comandante Tosti, il sindaco Gaspari, la professoressa Federica Ottone.

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