La musica italiana prova a uscire dai propri confini nazionali da qualche anno, e mai come quest’ultimo periodo sta riuscendo nell’impresa, se escludiamo i big del pop come la Pausini, Ramazzotti, Zucchero e Bocelli.
Parliamo invece di tutta quella produzione di qualità made in Italy che da quest’anno sbarcherà con assidua frequenza nel Regno Unito, in particolare nella capitale.

Già lo scorso anno Vinicio Capossela, Franco Battiato e i Negramaro, nel 2007 la due giorni denominata “The Italian Job” con i concerti dei Casino Royale e dei Tre Allegri Ragazzi Morti hanno portato la nostra musica non solo alle orecchie di tanti connazionali presenti a Londra, ma anche a tanti curiosi e stampa del settore.
Il 2009 porta con sé eccellenti artisti nella terra della Regina, quali i Marlene Kuntz, Giovanni Allevi, Francesco De Gregori tra marzo e maggio sul palco di blasonati music club della capitale.
Tornerà anche Luciano Ligabue al Forum nell’ambito del suo tour europeo.

Oltre all’importante segnale di fiducia dato alla nostra musica, molti esperti affermano che lo “sbarco” a Londra rappresenterebbe un esperienza unica di crescita musicale per tutti i nostri artisti.
Dagli apripista del ’95 ad oggi è cambiato molto, grazie anche all’apertura dei sudditi di sua maestà alle importanti realtà presenti in tutta Europa, basti solo pensare a tutto il fenomeno scandinavo che in musica ci ha regalato veri capolavori.
Un’apertura costante che ha anche riscontro nei racconti dei blog degli artisti, come ad esempio per gli italianissimi Rosenkrantz, che lo scorso anno si sono esibiti durante un’intera settimana in molte location londinesi.
I riscontri oggettivi sembrano dire che come in altri campi, l’Italia sa ancora dare molto nell’arte, e che molti “imprese” possono sembrare impossibili soltanto se non si crede nelle proprie potenzialità.

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