SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Prepariamoci, adesso, ai play-out, iniziando, davvero, una serie di finali che portino la formazione rossoblu, in qualsiasi posizione finale (ma non l’ultima!) in forma per gli appuntamenti di fine stagione. Occorre, adesso, trasformare la depressione, la rabbia, persino le contestazioni sopra le righe (non ci piace quello che è avvenuto sabato, ma lo preferiamo rispetto all’apatia e al silenzio e al menefreghismo: saranno i risultati, un giorno – siamo ottimisti, speriamo che il futuro non sia così negativo – a riportare la tranquillità) in voglia di vincere. Di superare tutti gli ostacoli.
Se non si è vinto oggi, e addirittura neppure pareggiato, contro un Ravenna svagato e arrendevole tranne per quei trenta secondi necessari a Curiale (ottavo gol in sette gare) a realizzare la rete decisiva, certo, c’è poco da sperare. Ma secondo noi proprio questo punto negativo raggiunto dai rossoblu, con il Venezia pericolosamente vicino (ultimo ma a soli due punti: e il 26 si va in Laguna…) deve essere il momento della riscossa.
Alcune considerazioni: è stata la prima volta, dall’inizio dell’anno, che abbiamo visto una Samb viva ed ordinata per gli interi 90 minuti. Bene la difesa, dove Lanzoni, pur senza strafare (è un centrale) non ha fatto rimpiangere Tinazzi, e Sirignano che si intendeva perfettamente con Ferrini. Bene anche il centrocampo, pur privo di Visone, Magnani, Titone e con Forò (poi espulso) che partiva dalla panchina. Gladiatorii il già citato Ferrini e Palladini, il quale smistava con grinta e classe tutte le azioni rossoblu. Davanti, sfortunato Morini che, dopo un avvio tutto pepe, usciva per infortunio (stiramento?) sostituito da Pippi che, finché ha giocato come seconda punta, non ha demeritato. Bene, a destra, Traini, che sta dimostrando di essere pronto per la categoria, anche se gli manca quel pizzico di esperienza necessaria per concretizzare le situazioni più favorevoli. Cammarata giocava da ottimo rifinitore e assist-man, un po’ meno come centravanti puro, e questo si sentiva. Un 4-4-2 con centrocampo a rombo che ha dato, finalmente, equilibrio alla squadra, in passato a volte troppo sbilanciata o priva di riferimenti offensivi come nel girone di andata.
La rete nasceva da una grave distrazione di Caccavale, ma la Samb non si abbatteva e ripartiva alla grande, trascinata da Palladini e Ferrini. Per Brignoli c’era da fare gli straordinari, se pur i rossoblu, privati di Morini, difettassero di fantasia. Nella ripresa la musica non cambiava e, tranne due alleggerimenti ospiti, erano i rossoblu che attaccavano in continuazione, tirando almeno quindici volte di cui almeno in cinque-sei occasioni in maniera pericolosa o pericolosissima, come quando Califano sparacchiava, da solo, sul portiere in uscita o Sirignano, con un pallonetto forse troppo fiacco, trovava sulla linea Ferrario che respingeva di testa salvando la porta totalmente abbandonata.
C’è poco da dire: cose che succedono, ma che non dovrebbero accadere alla Samb attuale, pericolosamente sul fondo classifica. Ma guai a demordere ora! La categoria va salvata. Un altro consiglio: non è il momento delle guerre tra società, stampa e tifosi. Polemiche, giustamente, se ne sono fatte e non è il caso di dividere le ragioni in una eterna disputa. Ora è il momento di andare avanti in apnea, compattandosi, come crediamo abbia capito il presidente Tormenti. La disgregazione, in queste occasioni, non fa parte della storia della San Benedetto sportiva (ricordate il 2006?). A giugno, se le cose andranno come devono andare, si tirerà un sospiro di sollievo e si rifletterà su errori, reticenze, e quant’altro. Farlo prima significherebbe portare la Samb diritto in C2 (scusate l’antiquariato, ma così è più chiaro).

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