Da Riviera Oggi n. 767

 

MARTINSICURO – Un impianto di fitodepurazione del costo complessivo di circa un miliardo delle vecchie lire portato a termine nel 2001 e mai attivato.  L’opera realizzata a Martinsicuro ha tanto il sapore di inoculata amministrazione e sperpero di denaro pubblico. Dell’impianto, che avrebbe dovuto affiancare l’attuale depuratore truentino per un’ulteriore filtraggio naturale delle acque prima di essere riversate nel Tronto, si è parlato nel corso dell’ultimo Consiglio comunale, quando il gruppo di opposizione di An ha chiesto lumi alla maggioranza Di Salvatore sullo stato dell’opera e sulle effettive volontà di renderlo quanto prima funzionante.

La risposta è arrivata per bocca dell’assessore all’Urbanistica Abramo Micozzi, il quale ha affermato che il Comune non può investire al momento fondi su un impianto strettamente collegato ad un depuratore di cui si sta valutando la delocalizzazione.

Ma al di là della valutazione dell’attuale maggioranza, ci si chiede comunque come mai un progetto partito negli anni 90 e terminato nel 2001, a distanza di 8 anni non è stato portato a termine seppure i fondi di Regione e Ministero siano stati regolarmente erogati e spesi.

La prima fase di elaborazione progettuale si ha tra il ‘93 e il ‘97 all’epoca dell’amministrazione Caputi, periodo in cui si decide di realizzare accanto al depuratore sito nella zona nord di Martinsicuro un impianto di fitodepurazione. Vengono richiesti i relativi finanziamenti alla Regione Abruzzo e al Ministero dell’Ambiente, che arrivano solo a fine anni 90, quando è sopraggiunta l’amministrazione Micozzi. Si provvede quindi ad espropriare il relativo terreno adiacente al depuratore (per un costo di 339 milioni di lire) e il 27 aprile 1998 vengono consegnati i lavori ad una ditta specializzata di Rieti. Il tempo di realizzazione inizialmente previsto dell’impianto sarebbe dovuto essere di circa 4 mesi, che però in seguito a continue proroghe, ritardi e interruzioni nei lavori si è protratto per tre anni, ossia fino al 31 gennaio 2001, data in cui sono stati portati a termine. Un miliardo e 13 milioni la spesa complessiva (di cui 460 milioni per l’impianto, 165 milioni le spese tecniche, 339 milioni per l’esproprio).

Il fitodepuratore però, per essere effettivamente funzionante, necessitava di una piccola variante per sistemare il corso delle acque reflue. All’amministrazione Micozzi intanto succede quella della Maloni nel 2002. In pochi anni l’impianto, che in piena attività necessita di costante manutenzione e monitoraggio della vegetazione impiegata nelle vasche, lasciato inattivo e quindi senza controllo comincia a scadere in un lento degrado.

Pertanto attraverso una determina del 22 ottobre 2003 si procede ad affidare l’incarico ad un biologo ed ad un ingegnere di elaborare un progetto di sistemazione dell’impianto al fine di attivarlo. Ma il progetto, del costo previsto di 56mila euro, viene presentato solo nel 2006, e comprende tre tipi di intervento sostanziale: la sistemazione delle tubature di scarico per regolarizzare il flusso delle le acque, la recinzione e messa in sicurezza dell’intera area (impianto di illuminazione, controllo degli ingressi, ecc) e la valorizzazione naturalistica del luogo attraverso visite guidate tra le vasche a scolaresche e turisti, tramite sentieri pedonali, percorsi illustrati e piantumazione dell’intera area con specie arboree della zona.

I tecnici sono stati liquidati con un compenso di 4.494 euro nel giugno 2006, ma da allora il progetto da loro presentato non è mai stato realizzato. Allo stato attuale le vasche dell’impianto sono a stento riconoscibili nel terreno adiacente il depuratore di Martinsicuro, sommerse dalla vegetazione spontanea e sottoposte alle intemperie e al degrado del tempo.

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