dal settimanale Riviera Oggi numero 767
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – I lavori di ristrutturazione dell’Ospedale “Madonna del Soccorso” procedono secondo la tabella di marcia prevista e a meno di contrattempi dell’ultima ora ai primi di aprile dovrebbe essere terminato l’ammodernamento del reparto di Cardiologia e Unità Coronarica. Subito dopo si inizierà con il Pronto Soccorso, Rianimazione e Medicina d’Urgenza.
Tutto sembra andare per il meglio. Ma è davvero così? Il 26 febbraio di quest’anno l’assessore regionale alla Sanità Almerino Mezzolani, in unagionale alla Sanità Almerino Maprevista intervista dichiara tra l’altro che: «Per la zona territoriale 13 (quella di Ascoli, ndr) come prima tranche arriveranno 4 milioni e 450 mila euro da destinare particolarmente alla messa a norma degli impianti di sicurezza e antincendio nei servizi di Rianimazione e 100 mila euro per i lavori di adeguamento a Nefrologia e 1 milione e 100 mila per i lavori di adeguamento per la normativa antincendio ad Amandola».
Non una parola per la Asur 12 sambenedettese. Azienda che aveva inoltrato una richiesta di interventi generali per una somma globale di 13.041.038 euro (13 milioni di euro).
LA LISTA DI LAVORI DA FARE La corposa lista comprende 21 aree dell’Ospedale “Madonna del Soccorso” su cui intervenire. Di queste ne sono state finanziate solo cinque per un ammontare complessivo di 5.758.928 euro dei quali 3.088.928 sono in fase di utilizzo per la ristrutturazione e messa a norma della “Area Emergenza e ambulatoriale dell’Ospedale”. Gli altri quattro riguardano l’’Impianto di condizionamento UU.OO.” (620 mila euro).
Per questo intervento l’appalto è stato aggiudicato e si è in attesa della stipula del contratto. Quindi nella lista c’è la “acquisizione di immobile da destinare ad attività ambulatoriale di libera professione ubicato nel territorio di competenza” (al posto di quello di via Romagna? Ma la nuova sede non la si doveva affittare?) per un importo di 750 mila euro in corso di valutazione. Ed infine il restante milione e 300 mila euro per “Lavori di adeguamento alla normativa antincendio con compartimentazione degli ambienti dell’Ospedale per l’ottenimento del C.P.I. (Certificato Prevenzione Incendi)”.
L’accordo di programma per quest’ultimo capitolo di spesa non risulta ancora sottoscritto. Anche se è in fase di conclusione la definizione degli atti di gara per l’affidamento della progettazione.
LAVORI IMPELLENTI ANCORA FERMI Ma tra le altre 16 richieste alle quali la Regione non ha neanche risposto ce ne sono quattro ritenute della massima urgenza. Di queste la più impellente riguarda il “Rinnovo, per adeguamento agli aumentati carichi, del gruppo elettrogeno di soccorso” per un importo di 600 mila euro.
Il gruppo elettrogeno viene mantenuto costantemente “caldo” e testato con regolarità settimanale ma, in caso di black-out elettrico, essendo attualmente dotato di due soli motori da trecento watt ciascuno, potrebbe andare in tilt. E continuare ad esserlo anche quando, dopo un’ora di portata massima, si fossero esaurite le batterie dell’unità UPS (Uninterruptile Power Supply) che si attivano in modo indipendente per reparti vitali quali Pronto Soccorso, Blocco Operatorio, Cardiologia, Dialisi, Rianimazione, Radiologia.
La soluzione ottimale in grado di ridurre sensibilmente il rischio di un crollo di alimentazione consiste nel rimpiazzare i due motori con tre unità ancora più potenti, da 400 watt ognuna. Questo perché, nel caso di rottura di uno dei tre motori, ne resterebbero due con potenza sufficiente per coprire il fabbisogno.
Le rimanenti tre richieste da “codice rosso” rimaste fino ad oggi lettera morta riguardano inoltre la “Messa in sicurezza dell’impianto centralizzato del freddo con sostituzione dei 3 gruppi Mc.Qay e rifacimento delle relative torri evaporative per i reparti di massima urgenza”, costo previsto in 600 mila euro. Quindi gli “Adeguamenti all’impianto elettrico conseguenti alle verifiche di sicurezza effettuate e installazione lampade di emergenza autoalimentate per adeguamento a norme di sicurezza” onde non lasciare improvvisamente al buio i corridoi dei reparti di primo intervento. Ed infine “Adeguamento cabina elettrica alla norma tecnica dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas secondo le disposizioni come al nr.247/04 del 28/1272004” per una spesa di 380 mila euro. Quest’ultima richiesta è stata esaudita da parte della Regione Marche con la trovata di “concedere” al nosocomio la possibilità di inserirla nel milione e trecentomila euro di spesa relativo ai lavori di adeguamento per l’ottenimento del Certificato Prevenzione Incendi.
Con il risultato che, dovendo fare due cose in una, si corre il rischio di non realizzare a dovere né l’una né l’altra.
GLI SPIFFERI DAGLI INFISSI Dulcis in fundo c’è il problema riguardante lo stato degli infissi esterni (finestre) vecchi di oltre quarant’anni, che sta suscitando le proteste sempre più risentite dei ricoverati. In alcuni reparti, specie d’inverno, infermieri e parenti sono dovuti ricorrere a mezzi di fortuna per tamponare le infiltrazioni d’aria che provengono dalle chiusure ormai obsolete delle finestre a scorrimento. Ebbene, questa necessità di riqualificazione non rientra nel piano generale di ristrutturazione, non risulta inserita nelle richieste presentate alla Regione tanto meno è prevista una qualsiasi iniziativa al riguardo.

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