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Da Martinsicuro all’Antartide il passo non è di certo breve. Come si è verificata l’occasione di affrontare un’esperienza del genere?

«Certo il passaggio dal mare ad una sconfinata distesa di ghiaccio non è cosa facile, ma certe volte la vita riserva delle sorprese che non avresti nemmeno mai pensato di sognare. È comunque successo per caso. Un amico mi disse che il  PNRA (Programma Nazionale di Ricerca in Antartide)  cercava candidati per la campagna invernale 2009. Per gioco ho provato a candidarmi: colloqui, visite mediche, poi i corsi all’Ente Spaziale Europeo di Parigi ed alla fine eccomi qua, quasi come in un sogno».

Quali sono state le tue prime impressioni all’arrivo?

«Appena scesi in Nuova Zelanda già ci sentivamo parte di un mondo magico, lunare. Quando il mattino seguente eravamo già sull’aereo che da Christchurch ci avvicinava all’Antartide, inutile spiegare cosa  ho provato nell’avvistare il pack ghiacciato della costa, tra iceberg e crepacci di ghiaccio verso l’interno. Abbiamo fatto una sosta di un paio di giorni in una stazione italiana nella baia Terranova, poi di nuovo promontori di neve e ghiaccio per più di mille km fino alla base Concordia, sul plateau antartico a 3.300 mt di altitudine. Ad attenderci c’erano i 50 componenti della campagna estiva 2008/2009: da lì a qualche mese siamo rimasti in 12 ad affrontare l’inverno 2009 (tre italiani e 9 francesi), fino al prossimo novembre, quando tornerà il gruppo dell’estate prossima».

Quali sono state le principali difficoltà incontrate finora nella permanenza in Antartide?

«Le difficoltà fisiche sono state predominanti (altitudine, pressione, scarsità di umidità), ma ho anche avvertito l’impatto della convivenza con altre persone culturalmente diverse: Concordia è parte di una collaborazione italo-francese. I disagi però sono presto passati con la reciproca conoscenza, d’altronde abbiamo tutti in comune cose importanti, in primis la lontananza dalle proprie abitudini e dai propri affetti».

Su cosa vertono gli studi che si effettuano all’interno del Concordia?

«Gli studi più importanti sono quelli che riguardano la glaciologia, la fisica dell’atmosfera, l’astronomia, i radio sondaggi, il meteo. Viene realizzato inoltre il carotaggio dei ghiacci fino ad una profondità di 3000 metri.

Oltre alle attività scientifiche ci sono anche attività tecniche: abbiamo un meccanico, un elettricista, un idraulico che garantiscono il perfetto funzionamento degli impianti vitali per  la base stessa. Ci sono chiaramente anche i medici, pronti per qualsiasi evenienza».

Qual è il tuo compito all’interno della base?

«Io mi occupo di uno dei pochi piaceri che i miei colleghi possono avere da queste parti: sono lo chef di cucina. Sono anche responsabile dei magazzini dei viveri e della parte acquisti, che comunico periodicamente ai responsabili in Italia che ci riforniscono delle merci».

Cosa prepari in genere? Nel menù includi qualche volta dei piatti tipicamente abruzzesi?

Le mie preparazioni in cucina sono tante e svariate, dal pane fresco tutti i giorni, ai dolci. Le abitudini culinarie di ognuno sono molto diverse ma cerco di accontentare tutti. Unisco la  cucina italiana a quella francese, ma creo anche cose nuove, con risultati, questo lo dicono i miei compagni, ottimi. E’ chiaro che abbiamo una scorta di viveri perlopiù congelati, gli alimenti freschi sono solo la frutta ed alcuni tipi di verdure conservati in grosse stanze frigo.  Per quanto riguarda le specialità, beh vengo dal mare, quindi cucinare il pesce è la mia passione. Qui chiaramente il pesce arriva dall’ Australia, quindi nulla a che vedere con il nostro, ma riusciamo a tirar fuori il meglio anche da lì».

Al di fuori delle attività di lavoro, come trascorrete la giornata?

«Per quanto riguarda il tempo libero, al momento io ne ho ben poco, dato che mi sto occupando degli inventari che devono essere spediti entro maggio. I viveri che si trovano in alcuni container all’esterno della base vanno inventariati il prima possibile poiché le temperature si abbassano sempre più, farà presto notte per circa tre mesi e quindi restare fuori per molto tempo è proibitivo. Comunque i passatempi che abbiamo sono cinema, musica, una palestra, un biliardo, una biblioteca e facciamo festa il fine-settimana».

Che clima c’è adesso laggiù?

Il clima adesso comincia ad essere rigido, siamo in pieno inverno, ad una media di -50, ma arriveremo quando calerà la notte totale, anche a -70.

Ci puoi fare una descrizione del paesaggio?

Il sole adesso tramonta verso le 21, con uno spettacolo di colori e sfumature, che lasciano ogni giorno ad occhi aperti: a certe bellezze non ci si abitua mai.

Una sconfinata coltre bianca, a perdita d’ occhio, interrotta qua è la, dagli “shelter”, i laboratori esterni che si trovano intorno alla base. Si potrebbe camminare all’infinito per cogliere qualsiasi forma e colore che si possa incontrare: anche solo osservando i giochi che la neve fa al suolo, accarezzata dal vento gelido. Poi  un silenzio e una pace che mai potresti immaginare.

Quando è previsto il tuo rientro in Italia? Al termine di questa missione sai già se tornerai per lavoro di nuovo in Antartide o in qualche altra base scientifica nel mondo oppure pensi di concludere entro l’anno l’esperienza e tornare poi definitivamente a Martinsicuro?

Tornerò in Italia per la fine dell’anno. Non vedo l’ora di riabbracciare i miei ragazzi, Martin di sette anni e Greta che avrà al mio ritorno un anno e mezzo, e mia moglie Roberta, che mi ha dato il coraggio di partire e la forza per restare così tanto tempo lontano dai miei cari. Tornerò sicuramente se mi offrissero l’occasione, è chiaro che tengo aperte tutte le possibilità. Questo posto ti entra nel cuore e nel sangue, spero di rivedere ancora per molto il Concordia.

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