SAN BENEDETTO DELTRONTO – Il Pangasio è un pesce che ha riscosso molti consensi da parte dei consumatori, diventando grande protagonista della ristorazione collettiva (mense scolastiche e aziendali), del consumo famigliare e di molti ristoranti.

Dal basso costo e dalla versatilità e praticità in cucina, perché venduto perlopiù sottoforma di filetti e senza il caratteristico sapore di pesce, è però basso anche il potere nutritivo: poche proteine, pochi omega 3 e molto sodio (INRAN).

Ma altra è la motivazione per bandirlo dalle nostre tavole.

É giusto che i consumatori sappiano che il Pangasio, pesce di acqua dolce, è allevato in Vietnam, nel bacino del Mekong: lungo fiume che attraversa diversi paesi asiatici (Cina, Cambogia,Vietnam…) ed uno dei dieci fiumi più inquinati nel mondo.

Sono infatti più di 200 le aree industriali che scaricano nel fiume, con conseguenti alti livelli di metalli pesanti, fra cui l’arsenico, estremamente tossico e responsabile della breve durata di vita del popolo vietnamita.

Il Pangasio, viene poi spedito in Europa (Olanda…), trattato con E 451 (trifosfato pentapotassico), additivo chimico indispensabile per mantenere compatte le carni, e venduto, surgelato o decongelato, in molti supermercati e discount e spesso spacciato per altro pesce più pregiato (sogliola, cernia…).

Allarme dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma anche da molti nutrizionisti che invitano i cittadini a valutare attentamente i loro acquisti.

Non è forse l’Italia circondata dal mare? Non c’è abbastanza varietà fra i prodotti ittici dei nostri mari? Perché mai si deve consumare un pesce di qualità scadente e proveniente dall’altra parte del mondo… e per lo più inquinato.

Il basso costo di un prodotto non ne giustifica l’acquisto: spesso nascondono una truffa. Per contenere la spesa acquistare “poco ma buono”, evitando invece quei cibi “spazzatura” che danneggiano la salute.

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