SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Niente da fare: hai voglia, Felice Gregori e gli altri dirigenti del Partito Democratico sambenedettese, ad invocare la compattezza del gruppo in vista delle prossime elezioni provinciali, financo a chiedere quasi una “moratoria” degli interventi sulla stampa dei propri rappresentanti. Se nei giorni scorsi era stato Gianluca Pasqualini, consigliere comunale del Pd, a chiedere addirittura l’azzeramento della dirigenza provinciale del partito e quindi a sollevare un putiferio interno con accuse molto dure («Siamo al 20%, basta con le riunioni fasulle»), adesso è un altro consigliere comunale, Giuseppe Cappelli, a far tremare il partito.
«Come possiamo recuperare gli elettori “scomparsi”? Un esempio negativo è offerto dall’attuale gruppo dirigente del Pd che sta gestendo le prossime elezioni provinciali. Per quattro anni l’Amministrazione Provinciale è risultata compatta su tutti i provvedimenti presi. Perché, ci si chiede, nel corso dell’ultimo anno, quasi all’improvviso, si tenta di metterla in difficoltà e di creare divisioni che rischiano di consegnare, su un piatto d’argento, la nuova Provincia alla destra berlusconiana? Gli errori commessi a livello nazionale non insegnano niente? Perché, poi, ignorare l’ampio gradimento dell’Amministrazione Provinciale, attestato sia dai dati pubblicati dal Sole 24 Ore che da un sondaggio commissionato dalla stessa dirigenza?» scrive Cappelli, che aggiunge: «Mi auguro che al più presto ci sia un incontro di tutti gli iscritti al Pd per un confronto aperto sulle prossime elezioni, al fine di evitare divisioni disastrose che avrebbero come conseguenza la crescita ulteriore dell’esercito degli “esuli” in patria».
Secondo Cappelli, recuperare, a livello nazionale, quasi 3 milioni di elettori rispetto alle politiche del 2008 dovrebbe essere l’obiettivo del Pd, anche perché se il partito perde circa 10 punti percentuali nei sondaggi, l’Idv ne recupera soltanto qualcuno: «Questi cittadini non sono semplicemente delusi o insoddisfatti: si sentono estranei alla vita politica. “Vivono da esuli nel loro stesso paese”, ha detto Ilvo Diamanti in un recente articolo su Repubblica. Ma parlare agli “esuli in patria”, comporta la fatica di rinunciare a parlare di se stessi, dei giochi di partito, delle beghe di corridoio, delle carriere personali. Per far tornare gli “esuli” occorre restituire fiducia nella politica, adottare comportamenti limpidi, lineari, riscoprire ideali e valori. Parlare alle persone. E soprattutto saperle ascoltare, senza lanciare anacronistici anatemi». Proprio quello che sta accadendo al Pd della Provincia di Ascoli.

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