SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nel pomeriggio di venerdì, presso il Circolo Nautico Enrico Letta, che nell’ormai “defunto” governo ombra ricopriva il ruolo di responsabile del settore Welfare, ha incontrato le associazioni di categoria, Camera di commercio, organizzazioni sindacali, forze dell’ordine e banche del territorio.

Con la partecipazione del governatore Gian Mario Spacca, del sindaco di San Benedetto Giovanni Gaspari e dell’Assessore alla Regione (con delega alla crisi del Piceno) Sandro Donati, si è potuta analizzare l’attuale situazione economico-finanziaria, sia locale che nazionale.

«Dinanzi a questo scenario di recessione, noi non cediamo e lo possiamo dimostrare con l’attuazione di cinque mosse fondamentali come la costruzione di un fondo per contratti di solidarietà e garanzia delle imprese, l’accordo con la ‘Banca Europea Investimenti’ per la realizzazione di opere pubbliche, l’accelerazione nei processi di costruzione delle infrastrutture e la rapidità nell’azione amministrativa regionale». Parole del Governatore Spacca, alle quali si sono poi aggiunte quelle più preoccupate del presidente provinciale di Confindustria Adriano Federici che ha sottolineato la «riduzione da parte di tutte le aziende di circa il 20% degli ordini».

Ha invece invitato all’ottimismo il presidente della Banca Picena Truentina Gino Gasparretti, condannando senza mezze misure il panico generato negli ultimi mesi da tv e giornali.

Poi il microfono è passato all’ospite d’eccezione che ha voluto guardare il lato “positivo” della crisi: «Vorrei che questo momento delicato, che non è stato generato né da questo governo né tanto meno dall’Italia, insegnasse tantissimo a tutti noi. Confrontarsi è importante e non dobbiamo sprecare più le nostre energie in una sorta di guerra civile come è accaduto negli ultimi quindici anni».

Ed ancora: «Non avessimo avuto l’euro, oggi staremmo in condizioni disastrose, come la Danimarca e l’est europeo. La moneta unica è stata la nostra salvezza, checché ne dicano i detrattori».

Infine Letta ha anche auspicato un rilancio contemporaneo della Germania «perché si tratta del nostro più grande compratore».

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