Non possiamo che inorgoglirci dopo aver letto sul giornale on line del Corriere delle Sera (Corriere.it) le righe che vi riporto integralmente. Non tanto perché noi abbiamo dato spazio ai commenti dei lettori molto prima (cinque anni fa, nel 2004) di un giornale così importante ma per i concetti che li giustificano oltre alle improprietà che sarebbero da eliminare.
Andatevi a rileggere i DisAppunti di qualche mese fa o di qualche anno fa, sullo specifico argomento e vi renderete conto che la sintesi di tutto, cioè togliere un po’ di potere al giornalista, non è un male bensì un bene necessario che dà all’informazione quel tocco di pluralismo, a fatti e non a parole, che contribuirà alla crescita culturale ma principalmente democratica dei popoli.
Peccato però che non tutti i giornali se lo potranno permettere: un argomento questo che nel suo articolo il Corriere.it non ha trattato, ma lo farà presto, credo, quando capirà che l’intrusione dei cittadini potrebbe rompere qualche linea editoriale finora così… mal utilizzata o utilizzata per fini che nulla hanno da spartire con la parola informazione. Insomma, essere stati precursori di argomenti così importanti ci ha riempito di gioia. Leggete, leggete.

Dal Corriere.it:

«Da quando abbiamo deciso di aprire Corriere.it ai commenti degli utenti, il 3 dicembre scorso, un numero sorprendente di lettori interviene sugli articoli scritti dalla redazione: raccontano le loro esperienze personali, criticano, danno suggerimenti, lasciano opinioni, correggono i nostri errori. Siamo convinti che questa sia la strada giusta (per quanto difficile) per instaurare un rapporto di collaborazione tra giornalisti e lettori nell’obiettivo comune di fare un giornale più interessante, più vivo e vicino agli interessi di chi ci legge.

Certo non tutto quello che arriva è come vorremmo. La maggior parte dei commenti sono intelligenti e ben scritti, ben argomentati e educati. Altri sono magari poco originali o fuori tema, altri ancora sbagliati, scritti male, offensivi o pretestuosamente faziosi. Ecco perché a volte capita che qualche lettore non si veda pubblicato sul sito. Alcuni ad esempio, non si rendono conto che scrivere tutto in maiuscolo in rete equivale ad alzare la voce, a strillare, che non è mai un buon modo per dialogare civilmente. Altri si lasciano andare ad offese gratuite che non possono trovare spazio su un giornale di informazione.

Recentemente la rivista della Nieman Foundation per il giornalismo dell’Università di Harvard si è occupata dell’argomento sostenendo la tesi che i quotidiani digitali del futuro debbano abbracciare la strada del dialogo tra giornalisti e lettori. David Randall, columnist dell’Indipendent on Sunday di Londra, ha ripreso l’argomento su Internazionale. Randall invita i suoi lettori ad inviare suggerimenti e proposte intelligenti e originali che possano diventare una base per articoli da pubblicare sul giornale. “Il modo ideale per usare internet – scrive – è chiedere ai lettori di contribuire al lavoro dei giornalisti, invece di criticarlo”.

Non sono d’accordo. Questo schema riproduce la figura di un giornalista, seppur apparentemente più vicino, ancora lontano, che decide cosa scrivere e come, tendenzialmente non disponibile ad accettare le critiche dei suoi lettori. Io credo che dobbiamo essere aperti alle critiche come ai suggerimenti, purché siano le une e gli altri ben argomentati, intelligenti, non pretestuosi o faziosi. Questa collaborazione può aiutare i giornalisti a fare un lavoro migliore e i lettori a trovare un giornale più interessante. Questo, se siamo tutti convinti che il futuro del giornalismo sia nella qualità dell’informazione più che nelle formule».

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 638 volte, 1 oggi)