SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Marconato, Cammarata, Carozza, Caccavale, Califano, Sirignano, Pietribiasi. Sono sette i giocatori che, domenica scorsa contro il Portogruaro, hanno giocato (titolari o subentrati) e sono stati acquistati durante il calciomercato di gennaio. Metà squadra, in pratica. Di questi sette però, a giugno, probabilmente non avremo più nessuno (teniamo conto che Forò, ancora alla Samb, è in analoga situazione). E dire che la scorsa estate non si ricorse al prestito secco neanche per il centravanti, e così, a causa degli infortuni di Pippi, si è giocato un intero girone senza centravanti di ruolo, a causa della scarsa comunicazione (chiamiamola così: meglio sorvolare le ipotesi più maligne) tra l’allora diesse Natali (secondo il quale Cigan era una seconda punta) e mister Piccioni, che, silente d’estate, a settembre non s’attardò a spiegare che il rumeno era tutto tranne che una prima punta.
Errori (questo è costato sicuramente almeno 3-4 punti nel girone di andata…) che si sono commessi ma che almeno avevano un senso: la famosa “politica” dei giovani.
Il primo anno, con Pavone in qualità di direttore sportivo, si presero tanti giovani, ma quasi tutti in prestito, e a fine stagione, complici anche certe gaffes che a rileggerle oggi sono sintomatiche di un percorso tortuoso (ricordate Desideri?), la squadra era da rifondare. Il secondo anno, visto che il primo era andato bene, ci si riprovò, cercando anzi di risparmiare promuovendo un allenatore (Ugolotti) e un nuovo ds (Natali) a compiti forse loro inadatti. La politica restò quella, i prestiti molti e di giovani (Curiale, Soddimo e Cia, ad esempio…). Arrivarono Nucifora e Piccioni che raddrizzarono la situazione, ma l’allenatore, nel frattempo implicato in vicende extracalcistiche, iniziò una lenta opera di demolizione del direttore sportivo. In molti, giocatori compresi, e tanti tifosi, ci cascarono.
Risultato? Nucifora, che aveva nel frattempo – saggiamente – richiamato Ugolotti per raggiungere l’obiettivo della salvezza, e aveva dichiarato che con le somme messe in campo dai Tormenti con lui la Samb avrebbe giocato per i play-off, è stato allontanato, per richiamare un allenatore esonerato (Piccioni) e un direttore sportivo relegato a lavorare da osservatore (ancora Natali).
Scelte discutibili, ma, partendo dalla base dell’anno precedente (Moi, Morini, Palladini, Ferrini, Tinazzi, Bonfanti, Visone), e l’arrivo di giocatori tutti di proprietà o quasi (diritto di riscatto per Cigan e Pippi), qualcosa di meglio si poteva sperare. Senonché. Senonché il pre-campionato è inesistente, senza amichevoli e con partite in cui, a giocare, sono quasi tutti giocatori della Beretti. Piccioni forse ha la testa altrove, Natali pensa al calciomercato, Tormenti non vigila.
L’avvio di campionato è scontato: 6 partite, 2 punti. Piccioni viene salvato, e poi inanella 14 punti in 7 partite. Sembra il riscatto, addirittura i play-off sono a 4 punti. Certo, contro il Padova e anche la Pro Sesto c’è un po’ di fortuna (ricordate l’esordio di Piccioni jr da titolare?), poi arriva il capitombolo con il Venezia (Morini schierato centravanti…), la disfatta contro la Pro Patria, e Piccioni che resta misteriosamente al suo posto (ha il tempo di far esordire e poi convocare sempre anche Evangelisti jr, figlio del nuovo ds. Natali, lo sa ormai, ha un incarico part-time orizzontale…).
Dopo l’allontanamento di Nucifora per preferirgli un allenatore che, l’anno prima, aveva perso 1 punto dalla zona play-out ed era stato giustamente esonerato, a dicembre si compie la seconda rivoluzione dei Tormenti: rinnovi triennali ad alcuni giocatori, contratti per ultratrentenni, addirittura l’arrivo di un portiere quando quello che si aveva in squadra meritava ampiamente la maglia da titolare. Una politica che non ha un fine, se non quello di salvare la squadra da qui a giugno (ah: Piccioni ha stabilito il record storico di sconfitte consecutive e si è dimesso, nel frattempo…), a costo di spese che, per due anni, s’era detto inaffrontabili…
Cambia poco: perché una squadra che aveva bisogno di uno o due attaccanti e un terzino sinistro, e qualche panchinaro per il centrocampo, viene stravolta nel giro di due settimane, e trovare il nuovo equilibrio non è facile (D’Adderio ci mette del suo: vince alla prima, fa 4 gol, e lo lodiamo per aver fatto giocare la Samb, per la prima volta dall’inizio dell’anno, con il 4-4-2. Se ne dimentica, ed ecco i risultati). E perché i Tormenti si arroccano in uno splendido isolamento.
La stampa li critica per la vicenda Ferrini? «Imbecilli». I tifosi contestano? «Ne faccio a meno». Invece, nulla da rimproverare a direttori sportivi, allenatori, giocatori, e dirigenza stessa.
Le parole di Tormenti, dopo la gara di Portogruaro, sono quelle di un uomo in difficoltà, nauseato dai risultati negativi che frustrano qualsiasi ambizione. Vorrebbe essere amato dai tifosi, ma reagisce alle difficoltà con l’unica arma a disposizione: l’auto-difesa ad oltranza. Non ha ancora ben capito che i tifosi reagiscono sempre irrazionalmente, perché il calcio non è un gioco ma un sogno, e i sogni devono essere belli altrimenti si trasformano in incubi. E che bisogna essere superiori alle offese, che pure fanno male e a volte non sono degne di una tifoseria come quella sambenedettese, così come bisogna essere freddi quando – e Tormenti ne ha avuto solo un piccolo assaggio al momento dell’acquisto della squadra – c’è entusiasmo. Se non si capisce questo giochino, da parte di chi è dall’altra parte della scrivania, allora è davvero consigliabile andare a spasso, la domenica pomeriggio.
Ah, un ultimo particolare: ma non è che la Samb retrocede?

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