SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La realizzazione di un sottopasso ferroviario in via Brodolini (contrada San Giovanni) «è molto importante in quanto rappresenta un’opera di mitigazione del rischio idrologico derivante dalle possibili esondazioni del Tronto». Giovanni Gaspari aggiunge: «Lunedì in un incontro con il manager della Igd Franco Costa chiederò di ribadire l’impegno da parte loro per finanziare questa opera. Voglio ricordare che non sarà un sottopassaggio ferroviario accessibile ai camion, ma solo a pedoni, auto e ciclisti. In definitiva, più che un intervento di viabilità, la sua realizzazione sarebbe un fondamentale fattore di mitigazione del rischio di esondazione, perchè sarebbe una via di fuga dell’acqua fluviale verso la Sentina». La Sentina, come noto, è infatti un’Oasi naturalistica e il traffico veicolare al suo interno è limitato.
Ma quale è stata la causa di un iter che è andato così per le lunghe? Ricordiamo infatti che il sottopasso fra la zona dell’hotel Quadrifoglio e la zona del depuratore idrico alla Sentina (attualmente vi si trova un cunicolo sotto la ferrovia accessibile a malapena ad una persona e sporchissimo) era previsto fin dagli anni in cui la Igd (Immobiliare Grande Distribuzione, punto di riferimento di Coop Adriatica) arrivò nel nostro territorio aprendo il centro commerciale Porto Grande.
Il colosso immobiliare bolognese della grande distribuzione insieme ad opere di viabilità sulla statale 16 avrebbe poi investito due milioni di euro su questo sottopasso, ma finora la convenzione è scaduta due volte dopo un rinnovo biennale nel 2006.
Quell’anno, prima del successivo rinnovo dell’accordo, il Comune cercò e ricevette dall’imprenditore Leo Bollettini della ditta omonima l’autorizzazione a realizzare un canale di scolo sotterraneo al di sotto di un piazzale di carico. Poi l’idea venne abbandonata in quanto il percorso della condotta idrica sarebbe stato troppo tortuoso.
Gaspari non esita a definire estenuante la successione di vicende legate allo slittamento dell’inizio dei lavori. «C’è stata una opposizione del comitato di indirizzo della Riserva della Sentina, alcuni terreni sono di proprietà del Comune di Ascoli e abbiamo avuto ritardi anche per questo. Poi è entrata in vigore la nuova normativa sulle valutazioni di impatto ambientale e di impatto strategico che impongono ulteriori prescrizioni».

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