SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Prendendo spunto dalla presentazione del seminario sulle “Internalizzazioni delle imprese Picene” Alceo Marcozzi, presidente della “Piceno Promozione” e Vice Presidente della Camera di Commercio di Ascoli, rende noto che a partire da oggi 2 marzo 2009 ventiseimila imprese della Provincia di Ascoli Piceno sono state trasferite nel Registro delle Imprese della nuova provincia di Fermo. Ad Ascoli ne rimangono ventinovemila.

Visto che la maggior parte delle aziende trasferite agiscono nel campo calzaturiero pensa che questo possa avere riflessi negativi sulla situazione economica della nuova provincia Picena?

«Non credo. Quello dell’industria calzaturiera è un ambito fortemente mono-settorizzato, fine a sé stesso, mentre ciò di cui abbiamo bisogno è di sviluppare le nostre proprie eccellenze che sono da sempre la pesca per la zona del litorale e l’agricoltura unita alla produzione vinicola per l’entroterra. Non per niente in quest’ultimo campo siamo i primi produttori di vino con il 67 % dell’intera produzione marchigiana».

Tra le due nuove province, quale si ritroverà peggio dal punto di vista occupazionale?

«Attualmente i dati sono, purtroppo per noi, tutti a favore di quella Fermana. Difatti abbiamo un tasso di disoccupazione del 12% a fronte di un 3% di quello di Fermo. Su questo dovremo intervenire con presenze forti sia come istituzioni che come enti per cercare di ridurre il gap».

Esempio? 

«Con il recupero di certe nicchie super specializzate come quella della produzione per capi di moda di altissima qualità come “Dolce e Gabbana” tanto per fare un esempio. Oppure per il comparto para-medicale con la produzione di attrezzi per la medicina quali siringhe, sacche per la conservazione del sangue ed altro».

Quale è la situazione del Piceno nel rapporto import-export ?

«Purtroppo ho dati che si riferiscono a prima dell’entrata in vigore dell’euro ma a quel punto la bilancia era in attivo per una cifra notevole: ovvero tremila miliardi delle vecchie lire. Con l’avvento della moneta europea e gli accenni della crisi imminente il rapporto può aver subito sensibili cambiamenti ma l’indicazione più importante è che questo attivo dà la misura delle capacità che hanno le nostre aziende di sapersi “vendere” all’estero. Per onor di cronaca bisogna anche aggiungere che la maggior parte di questo attivo era fornito dal reparto calzaturiero»

Alla luce degli ultimi sviluppi economici in campo mondiale, nazionale, regionali e provinciale a quali mercati guarda la nuova provincia Picena?

«Senza dubbio quelli dell’Est europeo visto che oltre questi confini i costi di delocalizzazione sono altissimi tanto che molte nostre ditte stanno invertendo il trend. E’ sicuramente meno dispendioso andare a produrre in Ucraina che in Messico. Non per niente, come Camera di Commercio, siamo presenti nella Repubblica Ucraina dal 1997. Inoltre dobbiamo iniziare a riconsiderare i mercati tradizionali e più prettamente europei come Francia, Spagna, Germania»

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