SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «A me di quello che dicono i tifosi non potrebbe importare di meno. Anzi, da oggi in poi non voglio più sentir parlare di loro. Dopo aver abbassato i prezzi d’ingresso per tutta risposta ci siamo sentiti dare dei figli di buona donna offendendo nostra madre e i nostri fratelli. Queste persone non meritano rispetto. E anche il resto della tifoseria non è che abbia fatto di meglio. Da quando abbiamo rilevato la società siamo stati offesi in continuazione. E, visto che ci stiamo, accuso anche l’intera stampa locale di aver sempre remato contro».

Queste le gravissime e pesanti dichiarazioni rilasciate dal presidente della Samb Gianni Tormenti a fine partita. Il titolare della società di Viale dello Sport arriva in sala stampa scuro in volto e teso allo spasimo.

Presidente, una partita che andava affrontata con spirito diverso?

«E’ difficile giocare bene quando si va in campo sapendo di dover fare risultato ad ogni costo. Questo può farti giocare contratto e senza quella serenità d’animo necessaria a poter attuare gli schemi dettati dalla parte tecnica. Ora cercheremo di approfittare di questa sosta di campionato per cercare di fare mente locale e raddrizzare la situazione».

Ma non è stata fatta una campagna di rinforzi acquistando elementi esperti proprio perché non si verificassero questi atteggiamenti?

«Ripeto. Sono convinto che l’organico ci sia e deve solo dimostrare di essere all’altezza. Mancano ancora dieci partite e tutto è rimediabile. Forse pochi si ricordano che siamo già stati nella stessa situazione e poi ne siamo venuti fuori. Quello che manca è la tranquillità»

E’ ancora convinto che la scelta di un nuovo allenatore e di un Ds abbia apportato quelle migliorie che si aspettava?

«Certamente. Dovessi rifare la scelta la rifarei esattamente uguale. Abbiamo un organico che non è inferiore a nessuno dobbiamo solo poterci ritrovare a livello psicologico e riorganizzare le idee e poi sono convinto che si possa recuperare. Sicuramente senza il vostro aiuto, che non avete fatto altro che criticarci dall’inizio alla fine»

Ma se una squadra che ha l’obbligo di vincere fa solo due tiri in porta per tutta la partita il cronista cosa deve scrivere?

«Io non mi riferivo all’analisi tecnica e voi lo sapete benissimo. In quanto al silenzio stampa esso continua fino a che ne ho voglia. Poi forse un bel giorno mi alzo la mattina e decido che è finito. E’ comodo criticare stando dall’altra parte. Ma se va male, chi ci rimette di più?»

Forse un po’ tutti?

«Non direi. Se disgraziatamente dovessimo retrocedere chi ci rimette di più in fatto economico e morale? Dite che la squadra ha giocato in modo svogliato perché ci sarebbero alcuni giocatori che non hanno ricevuto lo stipendio da alcuni mesi. Ed allora io vi informo che questo riguarda l’ottanta per cento delle società di Prima, Seconda Divisione, B e A. Anzi, noi siamo quelli che, a confronto, hanno i minori problemi».

E’ cosciente che la sua esternazione riguardo ai tifosi potrebbe aggravare un clima già teso?

«E allora? Non me ne importa niente. Da oggi in poi sappiamo di essere soli e ci comporteremo di conseguenza. Adesso so che posso fare affidamento solo su giocatori e staff tecnico. Il resto non mi interessa più. Cosa mi serve un pubblico che, al primo errore che fa la squadra per cui tifa inizia a fischiare sonoramente o, peggio, ad offenderli con frasi irripetibili?»

Durante il vostro primo campionato, con la squadra a metà classifica, non c’erano critiche poi così pesanti…
«Ah sì? Non direi. Io invece ricordo uno striscione con il quale ci si trattava da delinquenti, a me e alla mia famiglia. Ne abbiamo sopportate e sentite di tutti i colori, adesso dico basta».

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