GROTTAMMARE – Era il 5 dicembre 2007 quando sette operai morirono a Torino nel rogo che colpì l’acciaieria ThyessenKrupp.
A distanza di poco più di un anno da quella fatidica notte, al teatro delle Energie di Grottammare, lo scorso giovedì 26 febbraio, alla presenza della regista Monica Repetto e di Carlo Marrapodi, protagonista ed ex operaio dell’acciaieria, è stato proiettato il documentario “Thyssenkrupp Blues”.
Presentato da Massimo Consorti e Fabrizio Pesiri, direttori artistici della fondazione Libero Bizzarri, il documentario nasce con lo scopo di fondere l’indagine sociale e politica al racconto di un’esistenza, quella dell’operaio Carlo.
Carlo è un giovane trentenne, che fino al 5 dicembre 2007, lavorava alla ThyessenKrupp di Torino, l’acciaieria dove persero drammaticamente la vita sette tra i suoi colleghi e amici.
Finita la proiezione del documentario, dalla quale è emersa chiaramente quale fosse la situazione all’interno della fabbrica (manutenzione scarsa o assente, misure di sicurezza inadeguate o assenti, stabilità lavorativa assente), la platea era visibilmente scossa.
Si è aperto in seguito un dibattito davanti ad alcune classi di due istituti superiori locali e agli studenti iscritti all’accademia internazionale del documentario Libero Bizzarri presenti in sala. Durante tale discussione la regista e il protagonista hanno raccontato particolari significativi del documentario, della classe operaia e della strage del 5 dicembre 2007.
«Sapevamo benissimo cosa si rischiava lavorando là dentro per neanche 1000 euro al mese – ha raccontato Carlo Marrapodi – lo sapevamo noi e lo sapevano i dirigenti. L’acciaieria stava per essere dismessa e nessuno, ormai da tempo, si interessava più alle riparazioni e alla mancanza di misure di sicurezza. Quando si rompeva qualcosa dovevamo ripararla noi usando lo scotch».
Il lavoro della Repetto e di altri collaboratori, teso a ricostruire morti annunciate, era stato pensato come un’indagine svolta indagando la vita degli operai dell’Italia di oggi. «Non riuscivamo tuttavia a trovare un produttore – ha commentato Monica Repetto – ci siamo sentiti dire che l’argomento non “faceva tendenza”».
Tagliente infine l’intervento di Maria Pia Silla, presidente della Fondazione Bizzarri, che ha voluto sottolineare come la proiezione del 26 febbraio fosse stata pensata soprattutto per gli studenti affinché «le nuove generazioni capiscano la gravità della situazione italiana. Abbiamo invitato a tal proposito tutta le scuole della zona ma, a eccezione di due istituti presenti, c’è stato un “cortese” diniego a favore di regolari ore di lezione. Sono rammaricata e delusa per la mancata adesione delle altre scuole, in modo particolare di quelle che stanno formando figure professionali che andranno a scontrarsi proprio con questa agghiacciante realtà».

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