ANCONA – La Regione Marche preferisce Obama a Berlusconi. Almeno sulla politica energetica. Mentre, infatti, il Presidente del Consiglio annunciata la costruzione di quattro centrali nucleari, la prima in funzione nel 2020, il presidente degli Stati Uniti segnava la svolta verso un futuro di energie rinnovabili (sole e vento in primis).
L’assessore Regionale all’Ambiente, Marco Amagliani, segnala il parere fortemente negativo della Regione Marche rispetto alle volontà del Presidente del Consiglio: «Il no deciso al nucleare è il risultato di un’analisi costi-benefici. Le motivazioni del no sono scientifiche e acclarate dai più eminenti scienziati: impianti già obsoleti per quando saranno realizzati, costi elevatissimi e sempre a crescere in un periodo di stretta economica, problema delle scorie da smaltire, quando in Italia non riusciamo nemmeno a smaltire i rifiuti organici, figuriamoci quelli radioattivi dove potrebbero finire!»
«Scienziati come Carlo Rubbia sono contrari. I problemi sono noti ai più: l’uranio è una risorsa scarsa, ai ritmi attuali sarà esaurito nel giro di 20 anni, giusto il tempo per l’Italia di costruire un paio di centrali. L’uranio è una risorsa presente in pochi, 4 o 5, paesi nel mondo, rendendo così molto ricattabili i paesi che lo usano a meno di voler mantenere all’infinito i conflitti in Niger e Congo.  Le centrali hanno bisogno di enormi risorse idriche e l’Italia non ha praticamente fiumi adeguati, si tratterebbe di costruire centrali sulle coste o sul Po, zone, demograficamente o ambientalmente non adeguate».
«Inoltre, non è secondaria la questione legata ai miliardi di euro di traffici che si svilupperebbero attorno all’ ‘affare nucleare’ e che dubito si riesca  a governare, se non si è riusciti finora a farlo con l’eco-mafia. Il nucleare è una scelta anti-economica (vantaggiosa solo per chi costruisce le centrali) rischiosa e anacronistica. Per questo, arrivo anche a pensare che ci sia un disegno preciso da parte degli apparati statali: quello di non promuovere, anzi di bloccare, la realizzazione di impianti per l’utilizzo di fonti rinnovabili (nelle Marche ne abbiamo più di un sentore con il diniego della Soprintendenza alla realizzazione di un impianto eolico)» sostiene l’assessore regionale all’Ambiente.
«Vi è poi da considerare che ancora non è stato risolto per tutti i vecchi siti italiani il problema della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi derivanti dalla produzione prima del 1987 – continua Amagliani – D’accordo, si potrà ribattere con il luogo comune che siamo attorniati da Paesi confinanti che adottano questo tipo di fonte energetica, che i rischi di incidenti e di nubi radioattive si corrono comunque, ma il problema delle scorie è vitale. Accumulare nuove scorie non è sensato quando non si sa ancora come smaltire quelle vecchie. C’è poi un fatto ancora più inquietante nelle Marche. E’ girata da mesi una notizia, poi anche pubblicata da qualche quotidiano nazionale in questi giorni: la mappa delle possibili centrali da realizzare in Italia ed una sarebbe nella zona di San Benedetto del Tronto, con l’aggravante che il sito coinciderebbe con la Riserva naturale della Sentina. Non solo, dunque, in una zona di interesse turistico a livello nazionale, ma per di più in un’area protetta!»
«L’unico sì che sentiamo convinto è quello alla riduzione dei consumi e alle fonti rinnovabili – termina l’esponente della giunta Spacca –  Eolico e solare rappresentano infatti il vero futuro. Come abbiamo affermato con lungimiranza nei contenuti del Piano Energetico Ambientale regionale: energia fotovoltaica ed eolica che riducono l’inquinamento fino al 50-60% e consentono un forte risparmio energetico e quindi economico. E non è neanche sostenibile parlare di quarta generazione di centrali nucleari, che produrrebbero scorie eliminabili in molti meno anni rispetto a quelle provenienti dalle vecchie centrali. Sapete in quanti anni? “Poche” migliaia, prima che non siano più radioattive».

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 1.584 volte, 1 oggi)