SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si sa che di solito i portieri si tuffano un istante prima che i piedi del rigorista arrivino sul pallone. Uno studio recente ha esaminato 286 calci di rigore nei maggiori campionati del mondo (un numero non enorme ma sufficiente per raggiungere delle conclusioni attendibili). Come previsto, nel 93.7% dei casi esaminati, i portieri hanno scelto di tuffarsi. Il dato interessante è però questo: nei casi in cui i portieri hanno deciso di rimanere in piedi al centro fino al momento del tiro hanno parato il 33.3% dei rigori contro il 12.6% e il 14.2% di quando si sono tuffati a destra o a sinistra. Conclusione: i portieri attribuiscono alla strategia di rimanere in piedi al centro della porta una probabilità di successo troppo bassa. Sembrerebbe che la ragione di questa sottostima delle probabilità abbia radici psicologiche: i portieri ritengono che sia più accettabile subire un gol dopo aver almeno provato ad evitarlo, tuffandosi, piuttosto che rimanendo fermi. Lo stesso vale per gli spettatori che di solito commentano criticamente un gol subito rimanendo fermo con frasi del tipo: “Non si è neanche mosso”, “É rimasto impalato”… Lo studio termina qui. Io aggiungerei quanto segue.

Se la propensione è quella di tuffarsi, allora il portiere non deve solo cercare di indovinare da che parte il rigorista tirerà, ma deve anche dargli un incentivo per aumentare le probabilità che egli tiri effettivamente da quella parte. Io adottavo una tattica che avevo imparato da William Negri, il portiere del Bologna campione d’Italia e della nazionale di Fabbri. L’aveva rivelata in un programma di tecnica calcistica trasmesso dalla ‘TV dei ragazzi’ che io, allora tredicenne, avevo seguito quasi religiosamente. Negri sceglieva di piazzarsi non al centro della porta, ma spostato leggermente da una parte, lasciando cioè un pochino più di spazio dal lato in cui egli supponeva che il rigorista si apprestasse a tirare e in cui egli intendeva tuffarsi. La cosa per me sembrò funzionare abbastanza bene nel senso che i rigoristi abboccavano quasi sempre, anche se non sempre, ovviamente, riuscivo a fermare il tiro. Una sola raccomandazione: ricordare sempre ai propri compagni nello spogliatoio di stare zitti. Le poche volte che non lo feci, ci fu sempre qualcuno che cominciava a gridare a gran voce: «Croci, sei una croce, non sei al centro, mettiti al centro, non sai nemmeno metterti al centro!»

*sambenedettese residente a Terranova, in Canada, dove svolge la professione di professore universitario. Ed ex portiere

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