Da Riviera Oggi numero 763
CUPRA MARITTIMA – Un militare fuori dal comune, che dipinge i muri della caserma e che, quando viene catturato dai tedeschi, pensa a salvare i suoi acquerelli.
È Nazzareno Tomassetti, lo scultore che con le sue opere ha ornato Cupra Marittima, e che ha fatto dell’arte la sua forza, anche nei momenti più bui.
Durante la Seconda Guerra Mondiale infatti, Tomassetti è stato per due anni destinato ai lavori forzati in Germania, per poi tornare nella terra natale miracolosamente salvo.
Ecco la sua storia.
«Sono stato reclutato nel 1943, nella Marina Militare, destinato a Venezia, e poco tempo dopo sono stato trasferito a Tolone, in Francia».
Proseguendo nel suo racconto, scopriamo che durante il periodo della guerra, mentre era in Marina, ha continuato ad esprimere il suo talento.
«A Tolone, nella camera che condividevo con gli altri militari, avevo realizzato diversi quadri, tra cui il più bello era la Maja desnuda di Goya che avevo dipinto sul muro. I nazisti poi si sono presi i miei quadri, ma sono riuscito a prendere con me gli acquerelli e a portarli nel lager».

Una esperienza ancora più dolorosa infatti iniziò nel ’43 dopo l’armistizio. Infatti, quando l’8 settembre venne chiesto ai militari italiani di aderire alla Repubblica di Salò. Tomassetti rifiutò: «Scelsi di non aderire, e sono stato fatto prigioniero dai nazisti, insieme agli altri militari italiani che erano con me. Ci hanno portato prima in un luogo vicino a Lussemburgo, in un campo di prigionia, poi in una acciaieria a Neiwied sul Reno».

Lì i lavori erano massacranti: «Dovevamo, ad esempio, pulire le caldaie, dentro locali che avevano temperature altissime. Una volta terminato il turno, uscivamo fuori e trovavamo un freddo pungente: sbalzi di temperatura che non facevano certo bene alla nostra salute».

Nell’acciaieria di Neiwed, fortunatamente, i tedeschi si sono accorti dell’abilità manuale del ragazzo, e lo hanno trasferito nella falegnameria : «Lì il lavoro – racconta Nazzareno – era meno duro, e quando potevo, costruivo dei piccoli soprammobili, oggettini in legno che regalavo ai nazisti. Loro in cambio mi portavano delle fette di pane, sottilissime certo, quasi invisibili, ma pur sempre fette di pane!».

Il giovane artista però sfruttava la sua passione per la scultura anche a favore degli altri prigionieri: «Durante la permanenza nel lager, ho realizzato un paio di scarpe di legno ad una ragazza, una prigioniera russa. Forse non erano comodissime, ma non avevamo nulla e ci arrangiavamo come potevamo».

Due anni di prigionia per il giovane Nazzareno Tomassetti che, nel 1945, è stato liberato dagli Americani: «Mi è capitato anche di fare il ritratto ad un comandante insieme alla sua famiglia».

Tra i ricordi più brutti ci sono le bombe: «Non scorderò mai il suono assordante ed il terrore che ogni volta provocavano. Sotto questo punto di vista però mi ritengo fortunato perché, anche se ho sempre rischiato di morire sotto i bombardamenti, non sono mai stato ferito».

Poi tornò non senza difficoltà a Cupra Marittima. Un paese dove la presenza dei polacchi era alta. «Questi soldati – ricorda Nazzareno – erano un po’ spavaldi. Secondo loro ci volevano dieci italiani per battere un polacco. Allora li ho sfidati, dicendo che mi sarei battuto io contro dieci di loro. Da lì è iniziata una specie di rissa, dove non si è fatto male nessuno, che ha smentito l’ipotesi dei soldati».

Piano piano Tomassetti ha ricominciato la sua vita, facendo il falegname e continuando a coltivare la sua passione per la scultura che lo ha reso oggi molto amato tra i suoi concittadini e non solo.

«Se c’è una cosa che ho imparato – conclude lo scultore – è che nelle guerre non esistono vincitori. Anche chi vince ufficialmente, ne esce comunque perdente perchè la guerra lascia dolori troppo grandi. Eppure sembra che l’uomo non lo abbia ancora capito».

INTERVISTA video a cura di Valeria Fabioneri

montaggio Oliver Panichi

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