SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il Comune ricorre al Consiglio di Stato per ottenere una revisione della sentenza del Tar Marche del 19 settembre scorso, con la quale l’ente di viale De Gasperi è stato condannato a pagare 84.803 euro a titolo di risarcimento danni nei confronti di due società napoletane, la Ibi Idroimpianti e la Impec.
La vicenda risale al 2000, quando il Comune di San Benedetto emanò un bando di gara per l’assegnazione dei lavori di potenziamento del depuratore idrico in zona Sentina.
Le due imprese che poi hanno fatto ricorso si aggiudicarono il bando costituendo una associazione temporanea d’impresa. Poi il Comune ritenne di dover escluderle dalla gara contestando un ritardo nella presentazione della documentazione necessaria.

La giustizia amministrativa aveva già riconosciuto l’illegittimità dell’esclusione, in quanto i documenti che comprovavano il possesso dei requisiti di capacità economico-finanziaria e tecnico-organizzativa, auto-dichiarati in precedenza, non risultavano affatto presentati tardivamente rispetto al termine fissato dal Comune.

Questa pronuncia del Tar Marche del 2001 venne confermata dal Consiglio di Stato nel 2003. E perciò le due imprese campane hanno chiesto danni pecuniari al Comune per i mancati introiti.
I lavori edilizi oggetto dell’appalto infatti vennero affidati ad un’altra associazione di imprese costituita tra la Ecotecnica e la Biodepurance.

Il Tar poi a settembre 2008 quantificò il danno subito dalle imprese escluse dall’appalto in una somma pari al 5% della base d’asta dei lavori (2.540.911 euro), ribassata di una percentuale corrispondente all’offerta presentata dal raggruppamento di imprese ricorrente (11,25%). La somma è stata poi ulteriormente ridotta di una percentuale del 25% a titolo di concorso di colpa dell’Ati ricorrente, il tutto maggiorato di rivalutazione monetaria e di interessi legali.

Ora il Comune si è appellato al Consiglio di Stato per evitare l’eventualità di dover pagare questi 84.800 euro di danni.
Il ricorso è stato depositato il 21 gennaio scorso dal legale del Comune per questa vicenda, l’avvocato Andrea Galvani del foro di Ancona. Per questo ricorso sono stati spesi tremila euro.

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