Da Riviera Oggi numero 763

GROTTAMMARE – È il delegato per quanto riguarda il bilancio e per quanto riguarda le commissioni consiliari consultive è il responsabile per le “Risorse economiche e macchina comunale”.
Scelto dai grottammaresi con 203 voti alle amministrative dell’aprile scorso, Alessandro Rocchi ha 35 anni, è laureato in Economia e Commercio, è sposato ed ha una figlia.
I giovani e la politica, in che rapporti sono?
«Ottimo rapporto, grazie ai giovani c’è lo scambio generazionale necessario per migliorare e per andare avanti, come ad esempio nel campo nelle nuove energie, delle tecnologie. Ad esempio Solidarietà e Partecipazione è nata 20 anni fa e si è rinnovata  spesso proprio per questo motivo».
Come ti sei avvicinato alla politica?
«Grazie alle assemblee partecipative. Vivo al quartiere Stazione e partecipando mi sono avvicinato e poi iscritto all’ex-Margherita, che poi è confluita nel Partito Democratico per il quale, negli ultimi tempi, ho ricoperto il ruolo di segretario».
Una parentesi sulle assemblee di quartiere: molti si lamentano del fatto che viene presentata una lista e che è possibile scegliere solo fra quelle voci gli interventi da fare..
«Questo è in parte vero, nel senso che le assemblee si dividono in due cicli. Nel primo viene chiesto ai cittadini quali sono le esigenze del quartiere. Successivamente l’amministrazione, tramite i vari uffici, studia la fattibilità ed i costi. Nel secondo ciclo viene poi presentata questa lista in cui i partecipanti possono scegliere le tre priorità, che vengono poi realizzate».
Che consiglio daresti ad un giovane che vorrebbe entrare in politica?
«La politica va fatta per passione e di certo è gratificante, ma c’è da mettere in conto anche il sacrificio del tempo: ad esempio se vanno fatte delle richieste negli uffici, ovviamente queste vanno fatte negli orari di apertura, quindi spesso come si torna da lavoro occorre correre togliendo tempo alla famiglia. Ma è gratificante dare il proprio contributo alla cittadinanza. Inoltre i risultati ci sono, forse chi vive a Grottammare si è un po’ “abituato”, ma da fuori è vista come una cittadina bella e felice».
Probabilmente non c’è memoria storica

«È vero, spesso basterebbe anche confrontare le foto di molti spazi, per vedere come erano prima e come sono ora».
Ci sono comunque persone che spesso muovono critiche.
«Criticare le scelte è facile, io consiglio sempre che piuttosto è meglio impegnarsi in prima persona, anche per rendersi conto del lavoro che c’è dietro, ma non tutti sono disposti a farlo. Basterebbe semplicemente anche solo un po’ più di partecipazione alle assemblee di quartiere».
Tu hai la delega al bilancio, ce ne parli?
«Tecnicamente è del Sindaco, ma è stata fatta questa scelta per coinvolgere anche i consiglieri e non solo gli assessori. Inizialmente è stata dura entrare nel meccanismo, non è così semplice. Il nostro è comunque un bilancio “sano”».
Ovvero?
«Se un bilancio è “sano” o “ingessato” lo si capisce dalle “entrate correnti”, ovvero la percentuale di spese fisse che un Comune ha, che sono quelle per il personale e i mutui, sul totale delle spese. Grottammare ha il 32% di spese del personale e non si arriva al 40% con quelle dei mutui».
Un commento dopo quasi un anno dalle elezioni?
«Partecipando alle assemblee non ci si rende effettivamente conto della macchina politica, dei procedimenti amministrativi, solo una volta dentro, facendo esperienza, si comprendono. Il bilancio del primo anno è di certo positivo, ho sempre visto fare le scelte migliori per la città e mai scelte mirate per fare favori a qualcuno».

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