SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il Comune ha tempo fino al 16 marzo per presentare tramite la giunta comunale le osservazioni al Piano regionale dei Porti, adottato ad Ancona il 23 dicembre scorso.
Il documento di pianificazione sovraordinata, secondo i tecnici del Comune, approfondirebbe poco il sistema infrastrutturale con le connessioni all’autostrada e alla ferrovia, la fattibilità di investimenti cospicui come il terzo braccio, la giusta valutazione delle potenzialità della sempre più emergente cantieristica navale sambenedettese.
Le criticità sono state esposte alla commissione Urbanistica da parte dell’ingegnere comunale Marco Cicchi, presenti anche il consulente Luigina Zazio e il dirigente Germano Polidori.
Il Piano regionale dei porti in sostanza identifica San Benedetto come il terzo porto delle Marche in ordine di importanza dopo Ancona e Pesaro. Tutti e tre come noto sono di competenza statale, quindi sotto la pianificazione e il coordinamento del ministero delle Infrastrutture e la delega alla Capitaneria di Porto. A San Benedetto, recentemente, la competenza sulla nuova darsena turistica è stata delegata alla Regione Marche.
LE PREVISIONI DEL PIANO I tecnici del Comune definiscono le previsioni fatte per San Benedetto abbastanza coerenti con le indicazioni giunte dallo studio della Nomisma ancora in corso, in particolare per quanto riguarda lo spostamento dei cantieri navali dalla zona sud a quella centrale del porto e il riassetto funzionale degli spazi a terra. Nel dettaglio, la Regione pianifica la realizzazione di una struttura ricettiva fra l’Albula e la darsena turistica, suggerendo di dotarla di centro servizi per attività culturali e sportive. Il settore peschereccio andrebbe rilanciato con l’uso di nuove tecnologie e nel commercio con una riqualificazione del sistema di vendita improntata anche alla certificazione di qualità e alla logistica.
La realizzazione del terzo braccio a nord del porto, per cui è stata preventivata una spesa di 25 milioni di euro definita però sottostimata dal Comune, servirebbe per svolgere un ruolo complementare ad Ancona nel settore commerciale (cabotaggio) e nel servizio passeggeri per l’altra sponda dell’Adriatico.
In parallelo la Regione prevede anche un ampliamento del molo sud per realizzare una nuova imboccatura del porto (previsione di spesa dieci milioni di euro). Su questo punto le riserve espresse dai tecnici del Comune suggeriscono alla Regione di considerare meglio la fattibilità a singoli stralci degli interventi, dando priorità al terzo braccio ma agendo per gradi.
L’ingegner Cicchi, in commissione Urbanistica, ha ribadito che non ci sono rischi di insabbiamento per le spiagge rivierasche, e ciò sarebbe testimoniato da uno studio specifico fatto eseguire nella prima metà degli anni ’90 dal ministero.
Il Piano regionale dei porti inoltre prevede un aumento di circa la metà del numero dei posti barca per il diporto, passando dagli attuali 800 posti a 1100 posti.
Su questo punto, le osservazioni suggerite dai tecnici del Comune riguardano la previsione di migliori servizi a terra (parcheggi) e la possibilità di realizzare un piccolo molo all’esterno del molo sud.

Altre osservazioni contenute nella relazione dei tecnici alla commissione Urbanistica riguardano le connessioni al sistema delle Autostrade del Mare, i riferimenti al sistema Adriatico inteso come progetti europei transnazionali, la priorità da dare all’ampliamento dello scalo d’alaggio esistente.

La commissione Urbanistica tornerà a riunirsi presto, alcuni consiglieri comunali come Lina Lazzari e Antonio Felicetti hanno chiesto chiarimenti in merito alle osservazioni da presentare in Regione.

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