SAN BENEDETTO DEL TRONTO. Terremoto Pd, Veltroni lascia oppure Veltroni, la resa, due dei titoli apparsi oggi sui quotidiani italiani. Titoli che rendono chiara l’idea di quanto è successo all’interno del Partito Democratico, fortemente voluto dal segretario, oggi dimissionario. Cosa è successo? Secondo me l’attuale situazione è frutto di una decisione avventata e poco ragionata. Frutto dell’illusione iniziale che tutti avrebbero capito e subito cosa Veltroni e i suoi amici più fidati avevano intenzione di fare.
Non tennero conto del forte idealismo che ancora lega i componenti della frastagliata e fallita rifondazione comunista. Ex comunisti che non digerirono il Pds, figuriamo il Pd così di getto. Ma di chi è la colpa? A parer mio la colpa maggiore ce l’hanno tutti coloro che hanno aderito al Pd veltroniamo, senza però condividerne il vero progetto, pensando che il nuovo nome servisse a far prendere qualche voto moderato in più ma senza minimamente modificare vecchie e deprecabili abitudini. Di coloro, cioè i suoi pseudo alleati ex Pds, che si sono comportati peggio della sinistra “estrema” la quale, senza ipocrisie, si era mostrata subito in disaccordo. Veltroni si è, insomma, dimostrato un povero (nel senso buono) illuso.
Lo dimostra una cosa più di tante altre e qui l’errore di Veltroni è stato grossolano: l’accettazione dell’allenza con L’Italia dei Valori cioè con Di Pietro. Il segretario del Pd l’ha fatto riconoscendo che l’ex magistrato, a parte la sua verve “contadina” e la scarsa diplomazia (per me non sono comunque difetti), dice cose vere e dimostrabili, e riconoscendogli l’intenzione di ristabilire certi valori che non sono poi altro che i suoi (dell’uomo Veltroni per spiegarmi meglio).
Nel mezzo del cammin però, volendo mescolare diplomazia, compromessi, democrazia e non so cosa, ad un certo punto, in qualità di segretario del Pd (credo a forza di spinte interne) ha preso equivocamente le distanze dall’Idv, con la speranza (stupida, secondo me) di riavvicinare coloro, cioè gli ex Pds che non volevano parentele con l’ex magistrato. Come poi dimostrato la realtà era un’altra e cioè che il vero rifiuto di chi lo contrastava dall’interno era rivolto al dna del Pd veltroniano (in pratica lo stesso dna di Di Pietro) nel quale era evidente la voglia di eliminare certe vecchie e deprecabili abitudini di cui parlavo sopra. E’ stato infatti questo cattivo ed ipocrita “sentimento” sottotraccia dei finti alleati, secondo me, a causare la fine del progetto di Walter. “Troppo buono” come dice una pubblicità televisiva. Per il popolo naturalmente.
Le doti di un vero statista o aspirante tale si vedono anche da queste cose, Walter Veltroni con la sua approssimazione non lo è stato. Ma può, secondo me, rimettersi in corsa perché credo che l’abbandono del progetto (il suo, quello vero) porterà centrosinistra e sinistra ancora più in basso a favore di un maxi centro destra (senza nulla togliere alle loro capacità strategiche e intellettuali) e ad una mini resistenza dell’Italia dei Valori. Movimento che è destinato a non poter competere (per il potere) a causa di quella mentalità, creata artificialmente, che la maggior parte dei mass media hanno diffuso, da subito dopo tangentopoli. Bisognerebbe eliminare loro? Impossibile.
Nel mio assoluto credo apartitico (di quelli attuali naturalmente), chiudo con un grido: avanti tutta al progetto di Veltroni e di tutti coloro di destra, di centro, di sinistra, che lo condividono veramente. Indietro tutta alla mentalità egoistica, ladrona, illegale e cioè alle vecchie e deprecabili abitudini della politica dei tempi moderni.

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