SAN BENEDETTO DEL TRONTO –  Nella notte del 20 febbraio 1966, nelle acque della Mauritania, e di preciso a sette miglia dal promontorio di Capo Blanco, un moto peschereccio sambenedettese, il “Pinguino”, affondò.
In quella tragedia persero la vita quattordici uomini dell’equipaggio, tra cui nove sambenedettesi.
Per il 43° esimo anniversario dell’affondamento, sabato 21 febbraio alle 11.30, il sindaco di San Benedetto del Tronto Giovanni Gaspari scoprirà una lapide, posta nel molo nord, in memoria dei quattordici uomini dell’equipaggio, nove dei quali di San Benedetto.

Alle 17 invece, presso la cattedrale della Madonna della Marina, si svolgerà una messa di suffragio delle vittime.

Quella tragica notte persero la vita Divo e Tommaso Bruni, Vittorio Fidanza, Alberto Palestini, Antonio Pompei, Domenico Romani, Ruggero “Sergio” Spina, Elio Voltattorni di San Benedetto, Vittorio Scartozzi di Grottammare, Agostino, Giuseppe e Pasquale Greco di Porto Empedocle, Giuseppe Monti di Gaeta e Felice Taranto di Lampedusa.
All’iniziativa, per l’organizzazione della quale si è prodigato anche Nazzareno Torquati, è naturalmente invitata tutta la cittadinanza. L’imprenditore Torquati, ex marinaio della pesca oceanica, sottolinea: «Questo ricordo è sacrosanto, se pensiamo che in tutta la città non ci sono segni commemorativi di quella tragedia. Quando ero assessore alla Pesca pensai di commemorare il nome del Pinguino al Molo sud, che in quel periodo però era un cantiere aperto. Ora questa iniziativa è un vero e proprio obbligo di coscienza. Questa città non può dimenticare quei guerrieri intrepidi che andavano a procacciarsi il pane nell’oceano, in condizioni di lavoro disumane. E’ giusto ricordare quella grande avventura che fu la pesca oceanica».

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