SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il senatore del Partito Democratico Goffredo Bettini ha visitato il Piceno e la Riviera durante i tre giorni dell’iniziativa nazionale “PdDay-6 proposte per uscire dalla crisi”.
«In veste di coordinatore giro spesso per l’Italia ma ho deciso di venire qui perché questa è una regione ricca di talenti, con tutte le risorse produttive e ambientali per uscire dalla crisi economica».
Riguardo alle direttive nazionali del Pd verso le situazioni locali dove a breve si voterà, Bettini ha ribadito: «Il nostro indirizzo è che le alleanze si costruiscano sulla base di una forte coesione programmatica delle forze in gioco. I gruppi dirigenti locali hanno il polso della situazione e agiranno con responsabilità nelle scelte. Di certo, lo strumento delle primarie, incluso quindi le primarie di coalizione, è una opzione a cui non rinunciamo. Certo, vanno usate con intelligenza politica, perché può accadere che vengano usate per spaccare il partito. Ma è anche stupendo vedere i forti indici di partecipazione al voto, come quello che si è verificato a Forlì».
Affianco a Bettini, nella sua visita sambenedettese di domenica mattina, oltre al sindaco Gaspari, all’assessore Emili e a Pietro Colonnella c’era il candidato del Pd alle prossime elezioni provinciali, Emidio Mandozzi. L’attuale vicepresidente della Provincia ha ricordato alcuni dati “pesanti” della crisi nel Piceno: «Nel 2008 ci sono stati 2700 lavoratori entrati in mobilità. 640 solo a gennaio, dei quali 425 nella nuova Provincia Picena. A cavallo di 2008 e 2009 il monte ore di cassa integrazione è aumentato del 70%. I Comuni in questo panorama possono dare risposte immediate, San Benedetto lo sta facendo con le agevolazioni per i buoni mensa scolastici ai figli dei lavoratori in difficoltà».
Sono state poi presentate le sei proposte al governo contenute nel “PdDay”: ampliamento degli ammortizzatori sociali a lavoratori precari e atipici, riduzione tasse per lavoratori e pensionati, ripristino di risorse per il sud Italia con la restituzione dei finanziamenti previsti per gli investimenti nel Mezzogiorno, pagamento dei debiti della pubblica amministrazione verso le imprese, sviluppo sostenibile con infrastrutture ecocompatibili ed energie pulite, sostegno all’industria con agevolazioni fiscali per la ricerca ed ecoincentivi per il settore auto. Una “manovra” che costerebbe 16 miliardi di euro, da finanziare con risparmi e misure di bilancio come l’accorpamento di alcuni uffici periferici dello Stato come le Procure più piccole.

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