dal settimanale Riviera Oggi numero 761
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Giornalista è la professione di chi svolge un’attività retribuita scrivendo articoli, inchieste (o reportage) ed editoriali per testate giornalistiche quotidiane o periodiche, o agenzie di stampa, su carta stampata o per emittenti radiofoniche o televisive».
È quanto spiega Wikipedia, l’enciclopedia libera di internet, alla voce “giornalista”.
Quello che forse non viene ben spiegato, nell’era delle varie “Caste”, nei tempi della preoccupazione oziosa dei cittadini – che si lamentano, ma che la maggior parte delle volte si fermano ad articolare un lungo lagno, neanche fossero già nel fiume Stige con Caronte che gli passa sopra la testa – nella confusione generale che regna sovrana nel mondo dell’informazione, fra Europa7, Canone Rai, televisione monopolizzata, giornali venduti alla politica, beh quello che forse non viene spiegato abbastanza è che dire che un giornalista viene “retribuito” non significa che prende soldi da chi gli passa una notizia.
Oddio, per lo meno questa è una regola che “dovrebbe” valere per tutti i giornalisti. La storia, infatti, ci insegna che il fatto che non sia etico prendere mazzette sottobanco, non significa che qualcuno non le intaschi.
Perché questa sciorinata? Perché a chi scrive, da otto anni, era capitato che dei giornali “giù al nord” mi imponessero di chiedere 30 mila lire al personaggio che andavo ad intervistare (ve la immaginate Elenoire Casalegno che mi dà 30 mila lire per concedermi un’intervista?), riviste che vi assicuro sono state accuratamente accantonate nel dimenticatoio. Ma mai mi era successo che non una, ma diverse persone mi chiedessero: «Quanto le devo per la pubblicazione?». Domanda che mi lascia sempre interdetta.
Una notizia viene scritta affinché possa essere resa nota al grande pubblico. E spesso la notizia viene dal basso, viene dal cittadino, una buca sull’asfalto, un marciapiede troppo stretto dove la carrozzina non passa, una barriera architettonica… situazioni vissute da ogni singola persona che, esasperata, decide di rivolgersi alla stampa per portare tutti a conoscenza del suo bisogno irrisolto.
Ma in un contesto storico in cui gli spazi e le forme dell’informazione si moltiplicano, dove il marketing porta molti giornali a rendere più appetibili gli sponsor facendoli passare per articoli di approfondimento, non confondiamo gli “spazi pubblicitari” con il “giornalismo”.
Anche perché un giornalista onesto che si rispetti, deve essere pagato solo dal suo editore.

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