SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Questi ultimi mesi di crisi e recessione mondiale hanno messo in ginocchio le teorie liberiste di M. Thatcher e di R. Reagan fatte di deregulation e di qualsiasi vincolo di stato che potesse imbrigliare l’economia e che, a detta dei neoliberisti, avrebbe fatto galoppare l’economia e fatto tutti più ricchi.
Sino a qualche tempo fa i governi sostenevano che le aziende e il sistema economico in genere dovevano affrontare i momenti di critici e risollevarsi da sole, senza alcun aiuto.
Niente si è rivelato di più sbagliato e catastrofico; dalla crisi della new economy ai crediti al consumo, alle cartolarizzazioni di derivati, ai mutui subprime, alle carte di credito intese come un modo per rinviare i pagamenti: i governi di tutto il mondo hanno dovuto fare i conti con questa crisi e intervenire pesantemente per porre rimedio ad una situazione economico-finanziaria che stava sfuggendo di mano e che di giorno in giorno diventava sempre più complessa e difficile da gestire.
Sono state spazzate via società preposte al controllo e alla trasparenza dei mercati finanziari e che avrebbero dovuto monitorare continuamente l’economia mondiale.
Ma non lo facevano per la semplice ragione che ne erano i complici perversi (La Leman Brothers è fallita, la Merrill Lynch, come ultimo atto del 2008, ha pagato alla chetichella un bonus milionario ai loro dirigenti per il conseguimento dei pessimi obiettivi raggiunti nell’anno).
Tutte le certezze che poggiavano su queste teorie sono state cancellate dalla verità dei fatti, della cruda realtà economica; si può dire che mai nessuna previsione fu più sbagliata e illusoria: il sistema senza i dovuti controlli ha creato le più grandi disparità economiche e sociali, le più grandi speculazioni finanziarie, i più grandi fallimenti e tutta la gente è diventata più povera.
Hanno messo in grosse difficoltà nazioni con PIL invidiabili come l’Irlanda, l’Inghilterra, Olanda che per salvare il sistema si sono svenate , mandando in difficoltà la loro economia reale, con conseguenze che nessuno può prevedere e che i governi di tutto il mondo temono..
Gli stati hanno dovuto rispolverare J. M. Keynes, osteggiato da tutti i neoliberisti e, per proteggere la loro economia reale, hanno dovuto salvare o nazionalizzare le più grandi e importanti banche dei loro paesi perché non mancasse al sistema il lubrificante, il combustibile che fa girare l’economia e che fa ripartire aziende, investimenti, consumi.
Un sistema economico così concepito, doveva avere contrappesi e controlli molto efficienti perché si sa che il libero mercato, lasciato a se stesso, produce speculazioni finanziarie di qualsiasi sorta, sotto il patrocinio del “dio profitto”.
Con l’iperliberismo c’è stata un’anomala espansione delle istituzioni finanziarie a discapito dell’economia reale, fatta di aziende che producono ricchezza; c’è stato il fallimento delle istituzioni preposte al controllo dei mercati e soprattutto il prevalere della finanza sull’economia reale.
E i giovani sono messi in mezzo a questo tritacarne: nonostante le loro lauree da 110 e lode, i loro stage post-laurea, si vedono offrire lavori precari con stipendi da fame da aziende che vogliono alta professionalità a basso costo, da scegliere in un immenso mercato di giovani laureati disoccupati e disperati.
Per superare queste difficoltà oggettive, si sta delineando un nuovo intreccio fra pubblico e privato; tutti i governi, almeno per ora, stanno mettendo da parte il libero mercato e sono passati ad una forma di postliberismo, dove tutti agiscono con più attenzione e responsabilità perché non si fidano più di quel capitalismo arrogante e aggressivo che è rimasto sepolto sotto quella montagna di titoli tossici che lui stesso aveva prodotto.
In ultima analisi si potrebbe affermare, come disse J. M. Keynes, che “il neoliberismo in teoria potrebbe essere valido, in pratica però si infrange sull’egoismo delle persone che cercano di asservire il mercato al loro interessi e poiché, non ci sono controlli che tengono, arrivano i fallimenti”.
Pare che, per nostra sfortuna, sia successo proprio questo e ne stiamo pagando amaramente le conseguenze!

*Opinionista

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