PESCARA – Eliminare gli sprechi, attivare controlli severo e tempestivi, “bloccare l’emigrazione” di pazienti abruzzesi verso strutture di altre regioni, ossia contrastare la mobilità passiva, e conoscere in tempo reale i dati su conti e prestazioni: sono queste alcune delle misure che l’Assessore alla Sanità Lanfranco Venturoni intendere portare avanti per risanare il sistema sanitario abruzzese.

Le proposte sono state illustrate oggi martedì 10 febbraio a Pescara nel corso di un incontro a cui hanno partecipato il Commissario dell’Agenzia Sanitaria regionale, Giuliano Lalli, il consulente Mario Collevecchio, i Direttori generali delle Asl abruzzesi, i Direttori regionali dei settori Sanità e Bilancio ed cui ha partecipato il Commissario Straordinario per il Piano di rientro del deficit, Gino Redigolo. La cabina di regia si è riunita in particolare per esaminare il bilancio preconsuntivo della Asl, relativo al 2008.

«A causa delle cartolarizzazioni – ha affermato Venturoni – ogni anno la Regione è costretta a sborsare 98 milioni di euro di mutuo di debiti non dovuti. Il che significa che in dieci anni pagheremo quasi un miliardo di euro. Risorse – ha aggiunto – che potevano senz’altro essere risparmiate. Il problema comunque è non tanto economico quanto di gestione. Il settore sanità non può essere trasformato in un ammortizzatore sociale nè, tantomeno, significare occupazione di potere. Per questo – ha concluso l’assessore – dato che siamo in una situazione di emergenza, prima penseremo a rimettere le cose a posto e poi ci potrà essere spazio per interventi che giustifichino decisioni politiche».

Intanto all’Abruzzo  sono state assegnati circa 2 miliardi e 254 milioni di euro dal Fondo Sanitario Nazionale in sede di Conferenza di Presidenti, con un incremento del 3,80% rispetto all’anno precedente, mentre il Commissario Straordinario per il Piano di rientro dal deficit, Gino Redigolo, ha appena adottato per il 2009 un provvedimento rivolto alle Asl per il contenimento della spesa riferita alle convenzioni con i medici di base, i pediatri, le guardie mediche e le emergenze sanitarie. Un atto che da un lato ristabilisce degli equilibri nella gestione delle risorse tra le aziende sanitarie (nel senso di riferirle al parametro della popolazione) e dall’altro ha riequilibrato gli incrementi di risorse aggiuntive tra le varie categorie professionali.

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