SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un sit-in di protesta è quello che si è svolto nel pomeriggio di sabato 7 febbraio al corso di San Benedetto.

Organizzato da Rifondazione Comunista, il sit-in nasce per protestare contro la possibile apertura di una centrale atomica a San Benedetto del Tronto, nella zona Sentina. Un’ipotesi da molti definita irrealizzabile, ma sulla quale la paura delle persone è evidentemente ancora tanta.
A partire dalle ore 17 alcuni manifestanti hanno dato via alle contestazioni contro il progetto del governo di riaprire 15 centrali in alcuni siti individuati in tutta Italia, tra questi c’è per l’appunto la Sentina di Porto d’Ascoli.

La protesta nasce per numerose ragioni che Rifondazione Comunista ha esposto in questa maniera. «Innanzitutto ci sono le fonti limitate: secondo alcune stime fornite dall’Aiea, l’Agenzia Internazionale Energia Atomica, l’uranio fissile esaurirà infatti entro il 2035, mentre l’uranio non fissile non è una strada percorribile perché è molto più rischioso e costoso da trattare. Un’altra motivazione sono le scorie, la cui collocazione è ancora un enigma per molti, poiché non ci sono luoghi sicuri. Manca inoltre la sicurezza: le cronache passate possono testimoniarlo. Infine i costi decisamente alti: l’energia nucleare costa infatti più di tutte le altre, se si considera il processo lungo tutte le sue fasi, comprendendo anche le misure di sicurezza».

Per tutti questi motivi i giovani di Rifondazione Comunista hanno protestato, sostenendo che «i sostenitori del nucleare vogliono fare gli interessi dei grandi gruppi che guadagnerebbero miliardi di euro nella costruzione delle centrali. A spese dei contribuenti».

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