SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si fa un gran parlare del futuro del porto di San Benedetto. Dichiarazioni politiche, studi architettonici di esimi professionisti bolognesi, vecchi stadi di cui ancora non si sa esattamente cosa fare.
E nuove strade ultramoderne per collegare il porto all’autostrada e alla Statale 16 perché, come dice Gaspari, “dobbiamo diventare il secondo polo logistico delle Marche”.
I cittadini assistono alle evoluzioni dialettiche con un atteggiamento misto di disillusa curiosità e scetticismo latente. Ad idee lodevoli ma che rimangono finora sulla carta, come lo spostamento dei cantieri navali per fare lavorare in spazi più ampi questo settore in crescita, si mescolano progetti che hanno del curioso. Come si farà infatti a collegare il porto all’autostrada senza sventrare mezza città? Come si farà a dare un’anima commerciale al porto di San Benedetto, costruendo nuovi moli che non si sa che influsso avranno sulle correnti e sull’erosione delle spiagge? E soprattutto: prima di pensare ad avveniristiche bretelle dal porto alla zona industriale di Acquaviva, non sarebbe meglio concentrarsi concretamente su come portare a termine la famosa incompiuta circonvallazione che si spegne così tristemente all’altezza del torrente Ragnola o poco più in là?

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