SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Cosa ne pensano i diretti interessati dell’eventualità di uno spostamento dei cantieri navali nella zona a nord del porto, per dare loro una collocazione con più spazio? L’impressione degli operatori è positiva. Per gli imprenditori della cantieristica Massimiliano Marchetti, Federico Ascolani e Costantino Panfili, «l’idea è buona, ci permetterebbe finalmente di lavorare in condizioni adeguate alle nostre possibilità».
Il fatto è che le professionalità ci sono, a San Benedetto. Le strutture per lavorare, un po’ meno. «Ora lavoriamo praticamente all’aperto. Certo, questo stato di sospensione non ci giova. Bisognerebbe sapere al più presto le istituzioni che intenzioni abbiano, in modo che noi possiamo scegliere se investire o meno. Così, ora, non puoi investire se poi fra qualche anno dovremmo spostarci. Perciò capita anche che lavori male, e perdi clienti. Non abbiamo spazi e strutture, ora, per lavorare su imbarcazioni di grosse dimensioni».

Con l’ampliamento dello scalo di alaggio, per il quale il Comune ha richiesto finanziamenti, la situazione migliorerebbe? «Sì, certo, sarebbe già qualcosa. Poi fra di noi lavoriamo in maniera spesso complementare, possiamo aiutarci e collaborare». Marchetti, Ascolani e Panfili citano poi due esempi vicini, Ancona e Pescara: «A Pescara, città molto più grande della nostra, hanno le strutture adeguate per una moderna cantieristica ma non hanno il personale qualificato e specializzato che abbiamo noi qui, dove invece si rischia di disperderlo. Ad Ancona hanno formato i Cantieri Navali Riuniti per consorziarsi sui lavori più importanti. Le istituzioni devono capire che lo sviluppo e la crisi partono dalla ripresa dell’occupazione. E capiscano, soprattutto, che bisogna dire basta alla filosofia per cui solo hotel e ristoranti creano lavoro».
Con moderni cantieri e strutture al chiuso, si potranno realizzare barche da diporto in vetroresina, la cui lavorazione ha bisogno di condizioni ambientali particolari.
«Sì, è vero, nel mondo della nautica la crisi non tocca i grandi. Pensate che le richieste per le barche oltre i 30 metri continuano ad aumentare».

Sentiamo anche il parere di Marco Pennesi, del cantiere Metamarine e dell’omonimo team, portabandiera sambenedettese nel mondiale offshore Powerboat P1: «Dello spostamento dei cantieri se ne può anche parlare. Ma prima di spostarci, occorrerebbe realizzare questo famoso terzo braccio del porto, che sarebbe funzionale al varo delle imbarcazioni e allo sviluppo definitivo della nautica. Se ci spostiamo a nord del porto senza prima aver realizzato il terzo braccio, per mettere in mare gli scafi come le sposteremmo le barche, in mezzo di strada? E’ da pensarci».

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