SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il porto dei sogni, la Porta del Mare. Grandi idee e prospettive svariate, un nuovo disegno complessivo delle tre aree portuali da nord a sud, turismo, commercio, servizi e cantieri navali.
Briglie sciolte all’immaginazione architettonica nella presentazione dei risultati dello studio Nomisma mercoledì alla commissione Urbanistica del Comune. Esercizio teorico o concreta piattaforma per uno sviluppo vero e positivo? Il tempo dirà la sua, per ora ecco la cronaca.
il sindaco Gaspari ha ribadito che l’amministrazione comunale vuole stimolare la ricettività alberghiera nell’area portuale, come punto di appoggio al turismo legato alla nautica da diporto. Inoltre ha ribadito che il consulente del Comune professor Francesco Canestrari, docente alla Università Politecnica delle Marche, sta studiando un’ipotesi di viabilità a grande scala per migliorare l’accessibilità da e per il porto, legando questa area alle infrastrutture alle spalle della costa, in particolare l’autostrada.


SOLO UNO SCENARIO, FINORA
Va detto come il lavoro di studio e progettazione presentato dai tecnici della Nomisma (capofila della associazione di imprese che vede anche la presenza di Erns&Young Financial Business-Advisors e dello studio di architettura Garretti Associati, più altri consulenti tecnici e legali) sia finora solamente uno scenario possibile, quello della “Porta del Mare”. Una ipotesi di mutazione urbanistica del porto di San Benedetto, un manuale di istruzioni per rilanciare l’area, secondo Nomisma. Che poi, nell’ultima fase dello studio, valuterà la sostenibilità economica ed urbanistica dell’operazione, e l’eventualità di svilupparla tramite una società di trasformazione urbana che coinvolga il Comune e i proprietari delle aree e il Demanio (anche se su questo punto la giurisprudenza è controversa e, come ha rilevato il consigliere comunale Felicetti, alcune sentenze prescriverebbero che la scelta dei soci vada fatta con una gara pubblica nazionale). L’inserimento di alcune destinazioni residenziali aumenterebbe l’appetibilità della partecipazione alla Stu.
TRE AREE La presentazione degli ultimi risultati dello studio fatta in Comune dagli architetti Michele Molesini e Emilia Corradi ha esposto una suddivisione del porto in tre aree geografiche.
Nell’area sud del porto, vicino al faro e agli impianti sportivi, prevedono attività di intrattenimento e strutture residenziali e alberghiere di supporto al porto turistico, da ampliare. La consigliera del Pd Lina Lazzari ha messo in evidenza una possibile incompatibilità fra attività di intrattenimento e strutture alberghiere.
Nell’area centrale del porto, vicino all’Istituto Alberghiero e alla Capitaneria di Porto (vero “padrone di casa” del porto) l’incentivazione al recupero degli edifici esistenti si dovrebbe sposare con laboratori artigianali di eccellenza, servizi direzionali, attività enogastronomiche, «Vediamo molto bene in questa area una serie di centri di trasmissione dei saperi legati alla pesca e ai maestri d’ascia, spostando i cantieri navali nell’area nord», hanno spiegato i tecnici.
Già, l’area nord. Il Ballarin. La novità più forte di questa ipotesi riguarda lo spostamento della cantieristica navale. Contemporaneamente, lo sviluppo del Ballarin come “attrattore all’insegna della multimedialità e dell’intrattenimento”. Un Polo Scientifico tecnologico, dedicato a visite guidate ed esposizioni, mentre nell’area Santarelli i tecnici consigliano di sviluppare un Polo della Formazione.
Sempre la consigliera Lazzari ha manifestato perplessità circa la possibile convivenza in questa zona di cantieri navali e strutture didattiche. «Come si concilia tutto ciò con la proposta della Fondazione Carisap? Suggerirei di scendere con i piedi per terra».

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