SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un articolo dello storico locale Gabriele Cavezzi ci fa apprendere meglio un evento del Risorgimento: il passaggio di Giuseppe Garibaldi nella nostra città, allora poco più che un borgo di pescatori
Garibaldi a San Benedetto. Quando “bruciare il paglione” non era solo una metafora.

In questi giorni ricorre il 160° anniversario della sosta di Garibaldi a San Benedetto, ricordato nella nostra città da due lapidi apposte rispettivamente al Paese Alto, sulla parete della vecchia scuola Bice Piacentini, allora Palazzo Comunale, e sulla parete verso Piazza Cesare Battisti del Palazzo Municipale

L’evento si colloca all’interno del periodo che tra il 1848 ed il 1849 ha dato luogo a quella che viene ricordata come la “Repubblica Romana”. San Benedetto, come per altri precedenti momenti di forte cambiamento politico, quali la prima presenza francese (1798-99) e la seconda (1808-1814), attraversa situazioni di grandi difficoltà in quanto luogo di frontiera con il Regno di Napoli, stazione di sosta di truppe di diversi ed opposti schieramenti, ambito di facile sbarco da forze provenienti dal mare.

Il paese è in subbuglio per le enormi difficoltà ad ospitare gli armati diretti a Roma, come lo sarà poco dopo per queli che fuggono sostituiti dalle truppe austriache corse in soccorso della Santa Sede. Il problema è il solito, e riguarda soprattutto l’approvvigionamento del vitto e degli alloggi per la truppa e gli ufficiali, il ricovero per le cavalcature, la dotazione dei foraggi e della paglia. Dovrebbero venire in soccorso anche gli altri comuni limitrofi ma nessuno aiuta San Benedetto ed ancora meno si hanno soccorsi da Ascoli, sede del Comando repubblicano, alle prese anch’esso con altrettanti problemi di accoglienza e con i rinnovati fermenti di rivolta delle zone di montagna.

Alcuni aspetti inediti di quei giorni emergono da alcuni documenti conservati presso l’Archivio di Stato di Ascoli. Sappiamo che a comandare la Guardia Nazionale del luogo è Emidio Neroni, figlio di Giuseppe, quet’ultimo noto personaggio della politica non solo locale, già coinvolto nelle precedenti situazioni dei governi francesi, suocero del deputato in quel momento al parlamento della Repubblica, Secondo Moretti. Il sindaco è Leandro Anelli mentre Giovanni Arcangeli (un antenato di “Carluccio il pittore”, mitico personaggio sambenedettese della prima metà del XX secolo) ricopre il posto di provveditore alle forniture; il “cittadino Marcelli “ è stato nominato comandante della batteria costiera onde…”impedire lo sbarco degli austriaci”.

Tra quei documenti fa spicco il carteggio del sambenedetese De Cugni Tommaso, doganiere a Porto d’Ascoli, che dopo aver avuto l’autorizzazione ad assentarsi dall’incarico dal marchese Sgariglia, ha fatto domanda per arruolarsi ed andare a combattere contro i briganti. Ancora più patriottica è la richiesta che ha avanzato Alessandro Voltattorni, ancora minorenne e quindi ostacolato nell’impresa, che vuole arruolarsi nel corpo dei dragoni.

Ci sono segnali delle consuete insolvenze per le diverse forniture e soprattutto le difficoltà ricettive per un paese oggettivamente incapace dal punto di vista della sua estensione e della sua urbanistica, ad ospitare quanti intendono farvi sosta. Ad un certo punto c’è l’offerta dei signori Saladini che prospettano la possibilità di strutturare definitivamente il palazzo che hanno in costruzione, in cambio dell’assunzione delle spese relative da parte del Comune. Si trattava del complesso con giardino ubicato sulla Nazionale, poco distante dal teatro Concordia con la facciata settentrionale sull’attuale piazza Nardone, (palazzo oggi abbattuto e sostituito dal complesso edilizio che ospita tra l’altro gli Uffici di Igiene e Sanità della ASL), che viene ritenuto in grado di ospitare qualche centinaio di individui. Il relativo carteggio presenta la nota finale delle spese sostenute dai proprietari ma non dice se queste sono state saldate da qualcuno.

Il documento più singolare,invece, riguarda proprio il generale Giuseppe Garibaldi che troviamo citato in una lettera indirizzata ad Ascoli, del 27.1.1849 in cui dice che “Nella sera dal 24 al 25 corrente mese gunse in questo luogo il Generale Giuseppe Garibaldi con una scorta composta da sei militari a cavallo, facendo il seguito suddetto fermata per una notte nella locanda di un tal Emidio Pulcini il quale ha fornito di tutto l’occorrente i sudetti sei cavalli”. E’ Leandro Anelli che scrive e che si vede rispondere da lì a due giorni che deve rivolgersi ad Ancona. Nemmeno di questa istanza conosciamo l’esito finale, ma crediamo che si tratti ancora di uno dei tanti “paglioni bruciati” per la circostanza…e che ha visto indirettamente protagonista nientemeno che Garibaldi.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 586 volte, 1 oggi)