SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Mentre era in corso la cerimonia d’insediamento del 44^ presidente degli Stati Uniti, mentre Barack Obama giurava sulla bibbia di Lincoln, la borsa americana apriva al ribasso. E mentre il neo presidente esponeva il suo programma agli americani, Wall Street sembrava ritrovare fiducia e la scivolata degli indici finanziari rallentava. Quella timida ripresa è durata poco e la borsa infine ha chiuso la giornata dell’insediamento con il Dow Jones a – 4,06.
«La paura ha avuto ragione del nuovo presidente, troppo debole per i mercati»: concludeva così Francesco Semprini la sua analisi sulla Stampa del 21 gennaio. Ma proviamo a ribaltare la prospettiva, proviamo a immaginare che non siano i mercati finanziari in diritto di concedere credibilità alla Politica. Piuttosto che sia la Finanza a doversi riconquistare la fiducia da parte della Politica, dell’Economia, della Società.

Proviamo riaffermare il primato della Politica come strumento del bene collettivo, come insieme di regole per la pacifica convivenza, come valore fondante del nostro vivere collettivo. Allora il discorso di insediamento di Barack Obama può apparire, al contrario di quanto scriveva Semprini, troppo “forte” per il mondo della finanzia.

Ha parlato di crisi il presidente per dire che «questa crisi ci ha ricordato che senza un occhio attento il mercato può uscire dal controllo, e anche che una nazione non può prosperare a lungo se favorisce solo i cittadini che prosperano». In quei 18 minuti di intervento ha delineato il manifesto della politica americana: non c’è sicurezza senza ideali, non c’è benessere senza libertà.

L’avidità del profitto ha finito per travolgere i suoi stessi protagonisti trascinando a picco le economie mondiali, dimostrando l’assoluta incapacità dei mercati finanziari di autoregolamentarsi. In questo scenario lo Stato è chiamato a fare la sua parte, sembra dirci il presidente. E gli individui, le loro aspirazioni, non sono oggetto della Finanza, bensì soggetto della Politica.

Nel suo ragionamento non sembra che Barack Obama pensi a rassicurare i banchieri e i grandi investitori, piuttosto a ridare fiducia agli americani, all’economia e alla sanità, all’istruzione e all’ambiente. A ristabilire responsabilità e ruoli della Politica e della Finanza. A ribadire che non devono essere i mercati finanziari a governare le nostre vite, che invece i governi devono tornare protagonisti dell’azione politica e creare le condizioni per la ricerca delle felicità individuali.

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